Cosmogramma della basilica romanica di Stična (1)

I numeri usati come multipli modulari nella basilica romanica di Sticna sono importanti per il loro significato simbolico, non limitato soltanto alla teosofia cristiana, ma presente già nelle culture precristiane dell’antichità. Alcuni tra questi numeri hanno considerevoli proprietà compositive, altri sono presenti nella composizione delle misure di alcune tra le più antiche strutture conosciute, quali ad esempio l’Atlantide secondo Crizia, il Tempio secondo Ezechiele, l’Etemenanki, lo Stonehenge. Sembrerebbe quindi che nell’epoca romanica si sia tentato di perpetuare l’antica sapienza dell’ordine cosmico.

L’ottagramma e i numeri di Pell

Non si può comprendere appieno le architetture antiche senza conoscere l’ottagramma e i numeri di
Pell. L’ottagramma o la stella regolare a otto punte è la fonte geometrica di alcune proporzioni irrazionali che vengono razionalizzate approssimativamente dai termini delle successioni di Pell.

L’ottagramma venne usato come chiave proporzionale nella composizione delle misure delle architetture e delle costruzioni antiche in Mesopotamia, a Roma, in India, in Cina e in Giappone, nonché nell’America precolombiana.

Nella sua teoria sulla costruzione della città, Vitruvio assegna all’ottagramma il ruolo seguente: «Il perimetro delle mura, poi, non dovrà essere quadrato, né disegnare angoli acuti, ma possibilmente linee curve […]» ed anche «Le torri debbono essere di forma rotonda o poligonale», occorre poi progettare le strade «a riparo dai venti che se freddi molestano, se caldi fiaccano, se umidi nuocciono […]», e poiché «i venti sono otto […] bisognerà ora fissare il metodo per calcolare quali sono le
regioni da cui i venti nascono» […]». Si collochi in mezzo alla città un dispositivo di marmo, detto amusium, oppure si spiani perfettamente il terreno con riga e livella, in modo che si possa fare a meno del dispositivo di marmo». Con l’amusium oppure con due disegni ottagonali, detti schemata, oppure anche «presa una superficie perfettamente piana, […] otterremmo […] sulla circonferenza otto parti […]. Fatto questo, si ponga tra gli angoli dell’ottagono lo gnomone e, in base a queste indicazioni, si traccino le strade» (De Architectura, I, 5-6).

Nel 1960 è stato trovato sotto il selciato del palazzo di Diocleziano a Spalato «il terreno perfettamente spianato con riga e livella […] posto al centro della città». La forma a croce che deriva dalla suddivisione dell’ottagramma fu usata dagli architetti dei tempi antichi come dispositivo per il proporzionamento. Tutte le piante e gli alzati del Palazzo sono stati determinati con l’ottagramma. Anche le planimetrie delle città nuove romane sono rettangoli proporzionati con l’ottagramma.

Vitruvio rappresenta l’ottagramma mediante la rosa dei venti: nell’antico Egitto l’ottagramma assume l’aspetto di geroglifico significante «città» o «insediamento»; in India si trasforma in jantra; in Cina lo ritroviamo come simbolo di Tao.

I numeri di Pell sono termini delle successioni che vengono chiamati con il nome del matematico inglese John Pell che li ha presentati per primo alla nostra civiltà. Occorre ricordare che i numeri di Pell sono sempre numeri interi. Inoltre, ciascun numero di Pell non rappresenta soltanto se stesso, ma anche i numeri similari (multipli o sottomultipli) che possono essere 2.4.6 … e/o 10, 100, 1000 volte maggiori o minori: così il 17 ha anche il significato di 34, il 53 significa anche 26; il 157 appartiene alla stessa famiglia irrazionale a cui appartiene il pigreco (3,14…).

Stonehenge, Atlantide di Crizia, Etemenanki, Tempio di Ezechiele e le loro misure

L’ottagramma è la chiave di proporzionamento nella composizione delle più antiche costruzioni note.

I cerchi che formano Stonehenge corrispondono alle suddivisioni dell’ottagramma. I loro diametri, le circonferenze ed i rispettivi divisori, vale a dire massi e breccie, che ne formano gli anelli, nonché gli intervalli tra questi, sono dati dai numeri di Pell. I numeri che determinano come multipli modulari i diametri degli anelli di Stonehenge sono disposti nell’abaco di Pell in concordanza con il codice noto sotto il nome di Lambda di Platone.

I numeri che determinano i diametri dei cerchi dell’Atlantide nel Crizia (115 e-117 e) sono anch’essi numeri di Pell, disposti nel suo abaco in accordo con i numeri formativi del lambda di Platone. Questi numeri si susseguono nello stesso rapporto delle distanze planetarie dal sole, vale a dire, come i perieli e gli afeli delle orbite ellittiche di Mercurio, Marte e Plutone e come distanze medie delle altre orbite, più o meno circolari. Evidentemente Platone aveva ragione nel sostenere che «il mondo […] ebbe generazione per via proporzionale» (Timeo 32 e) e che «l’anima (= ottagramma) è del corpo (= modello) più veneranda […]» composta dal «Medesimo (cerchio) […] dall’Altro (quadrato) […] e da una Terza Esseità (Ottagono) […] e di tre entità una sola otteneva: il prodotto reciprocamente, nella sua totalità suddivise in tante parti quante
conveniva», mediante quei numeri che oggi conosciamo come il lambda il Platone.

I lati dei terrazzi e la base dell’Etemenanki sono tra loro nello stesso rapporto dei diametri dei cerchi che formano l’Atlantide. In altre parole: l’Etemenanki, che significa la pietra fondamentale del cielo e della terra, noto come la biblica Torre di Babele, e l’Atlantide di Platone rappresentano, entrambi, modelli del cosmo.

I numeri che determinano i multipli modulari nelle misure del Tempio di Ezechiele sono numeri di Pell. La composizione delle misure della pianta del Tempio concorda con lo schema dell’ottagramma e lega tutte le misure del Tempio, dalla maggiore, rappresentata dai lati del Tempio, alla più piccola, quella del lato dell’altare sacrificale.

Dal punto di vista compositivo la pianta del Tempio è analoga alla planimetria dell’Atlantide e a quella della Torre di Babele. L’altare centrale può essere paragonato all’isola centrale dell’Atlantide e al tempio di Baal-Marduk sito sulla sommità della Torre di Babele. II cortile interno ricorda lo spazio delimitato dal canale più ampio di Atlantide e l’interno del secondo gradino di Etemenanki, di cui il primo non è che il basamento. La larghezza del tempio, vale a dire 500 cubiti, oltre i 4 cubiti per lato per i gradini, in totale dunque 508 cubiti, ossia 127 M(4 cubiti) è simile al diametro dell’Atlantide che, come riferisce Crizia, fu di 127 stadi. Questa dimensione può essere confrontata anche con quella del basamento della Torre di Babele che misurava 127 pertiche babilonesi.

Pertanto si può sostenere che, dal punto di vista della composizione delle misure, il Tempio di Ezechiele, l’Atlantide di Crizia e la Torre di Babele sono modelli del nostro cosmo eliocentrico.

Stonehenge, strutturata in modo simile all’Atlantide del Crizia, deve essere pure legato al cosmo, se dobbiamo credere a Platone.

Ruota medica della montagna Big Horn

La conoscenza del cosmo e del ruolo dell’ottagramma fu, secondo i massoni di Tolstoj: «la massima sapienza [che] conosce una sola scienza, quella che interpreta la costruzione dei mondo e che vi precisa il posto dell’uomo» (Guerra e Pace II. II-2). Affinché non se ne potessero appropriare i non iniziati, occorreva spiegare il collegamento tra il cosmo e l’ottagramma a coloro che in qualche modo l’avevano intuito, pur non essendovi stati chiamati, in modo simile a quello in cui Vitruvio spiegò il ruolo dell’ottagramma nella pianificazione delle città, con una teoria apparentemente logica e nello stesso tempo verosimile fino al punto da soddisfare il curioso e da sviarlo dalla «sapienza massima». Una tale teoria ha offerto Platone con la sua descrizione dell’universo geocentrico, attorno al quale «nelle sfere musicali celesti» che ne formano il perimetro viaggiano otto sirene, «ciascuna delle quali canta la propria nota» (Repubblica 616 b- 617 d). A questa descrizione del cosmo nella Repubblica di Platone corrisponde pienamente la composizione fatta di pietre grezze e nota come The Big Horn Medicine Wheel, trovata nelle alte montagne dello Wyoming negli Stati Uniti d’America.

Le pietre del cerchio di medicina sono disposte nel seguente ordine: nel centro vi è un ammasso di pietre ( = la terra) con il foro nel mezzo ( =
la base della colonna della luce, su cui appoggia il firmamento): di qui, verso la circonferenza sono disposti 28 raggi ( = legami con il cielo, simili all’ossatura della nave da guerra) che arrivano fino al perimetro esterno ( = otto cerchi inseriti uno nell’altro), sul quale sono disposti otto ammassi di pietra ( = otto sirene); tre esistono ancora, tre sono stati spostati, due non esistono più).

Il ruolo dell’ottagramma nella teosofia cristiana

Nella dottrina della chiesa cristiana è ancora presente il ricordo dell’ottagramma, definito da Platone come l’anima del mondo: «poiché il numero 8 nel passato rappresentava il simbolo della pienezza, e di conseguenza, della vita eterna, nei primi secoli i battisteri vennero costruiti in forma ottagonale» per testimoniare «la fede che il battesimo conferisce il diritto alla pienezza della vita eterna».

Il ruolo operativo dell’ottagramma nella composizione architettonica è stato invece dimenticato dalla teosofia cristiana in cui anche il numero 100 è il simbolo della pienezza, mentre il numero 8 simboleggia anche la santità. Il collegamento tra il numero 8 ed il suo significato metafisico rappresenta un bell’esempio della gematria. Poiché ciascuna lettera greca rappresenta anche un numero, ogni parola scritta acquista un preciso valore numerico.

La somma dei valori numerici delle singole lettere che in lingua greca formano il nome di Gesù è 888. I tre otto rappresentano dunque il superlativo di santo, quindi santissimo. Nell’evocazione «Sia lodato il nome di Cristo» c’è un eco del numero 888.

Autore: Tine Kurent
Periodico: Critica d’Arte
Anno: 1980
Numero: 72-74
Pagine: 3-6

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