L’Anima del mondo in Platone

Il cosmo platonico descritto nel Timeo è un immenso corpo vivente forgiato da un’intelligenza artefice mirante al bene, il Demiurgo, il quale opera contemplando un modello ideale, intelligibile e immutabile (le idee) e producendone una copia corporea e sensibile (il cosmo fisico). Il corpo fisico dell’universo è composto dal Demiurgo a partire dai quattro elementi empedoclei (terra, aria, acqua e fuoco), uniti insieme secondo la proporzione geometrica continua, la più perfetta poiché il prodotto dei termini medi è uguale a quello degli
estremi. Al composto così ottenuto egli dà una forma perfettamente sferica e liscia e un movimento adeguato, cioè quello circolare e uniforme (VII, 31c-34a). L’atto di traslazione del modello ideale nel corpo reale dell’universo si compie però attraverso la creazione dell’anima del mondo, principio vivente plasmato dal Demiurgo già prima della creazione del corpo, perché senz’anima quest’ultimo sarebbe stato privo di esistenza. L’anima del mondo è una mescolanza di tre principi costitutivi (dell’essenza, del medesimo e dell’altro), che contribuiscono a renderla una realtà allo stesso tempo autonoma e intermediaria: è autonoma poiché partecipa dell'”essenza”, pur essendo distinta sia dalle idee che dal corpo sensibile, è intermediaria essendo composta dal “medesimo” (ha, potremmo dire, una sua identità) e dall'”altro” (e quindi partecipa alla pluralità).

Il Demiurgo opera sull’anima del mondo dividendola in parti proporzionali, in modo da costruire una successione di proporzioni corrispondenti a quelle che formano gli intervalli nella gamma dei suoni di una scala musicale diatonica, analoga nei suoi valori intervallari a quella di una scala pitagorica; ma, occorre ribadire, nessun passo del Timeo accenna in modo esplicito a tale correlazione, né a una risultante sonora della costruzione: l’harmonia dell’anima del mondo è solo matematica. Vediamo in sintesi come si realizza. L’anima è suddivisa dal Demiurgo in due serie di parti, definite dai numeri 1, 2, 4, 8, basati sulla successione geometrica doppia (cioè 20, 21, 22, 23) e 1, 3, 9, 27, basati sulla successione geometrica tripla (cioè 30, 31, 32, 33). Dalle due serie, che formano due successioni in proporzione geometrica continua (1 : 2 = 2 : 4 = 4 : 8 e 1 : 3 = 3 : 9 = 9 : 27), vengono poi “ritagliate” altre parti, ottenute individuando ulteriori legami proporzionali, che il Demiurgo calcola in base alla proporzione armonica e a quella aritmetica. Fra ogni numero e il successivo vengono perciò a trovarsi altri due numeri, i medi proporzionali armonico e aritmetico:

Serie doppia: 14/3 – 3/2 – 2 – 8/3 – 3 – 4 – 16/3 – 6 – 8;

Serie tripla: 1 –
3/2 – 2 – 3 – 9/2 – 6 – 9 – 27/2 – 18 – 27.

Il Demiurgo ha così formato due serie che presentano delle costanti, in quanto i valori del rapporto fra ogni termine e il successivo sono regolari. Nella serie doppia le costanti sono 4/3 e 9/8, nella tripla 4/3 e 3/2. A questo punto, il Demiurgo compie l’operazione finale, mettendo insieme le due serie, in modo però che ogni intervallo di 4/3, presente tanto nella serie doppia che nella tripla, sia “riempito” dall’intervallo di 9/8, che sta due volte in quello di 4/3 con l’avanzo della frazione (leimma)
256/243, rapporto che in ambito musicale esprime l’intervallo di semitono minore discendente. La serie dei rapporti così individuati definisce gli intervalli dei suoni, dal più acuto al più grave, nella scala diatonica di modo dorico, analoga nei suoi valori a quella pitagorica. Si riportano i valori matematici, indicando con T la distanza di tono e con L il semitono (leimma).
La scala discendente ha la successione di quattro ottacordi congiunti, formati ciascuno da due tetracordi dorici disgiunti, più un tetracordo finale seguito da due toni.

Dopo aver così strutturato l’anima del mondo, il Demiurgo sceglie le “parti” da assegnare alle rispettive “parti” del corpo universale. Così, l’anima è divisa in due sezioni, ciascuna piegata a formare una circonferenza. Le due circonferenze si incrociano a X; una è interna, l’altra esterna. Il principio motore che fa muovere quest’ultima – e, con essa, anche la più interna – è la natura del “medesimo”, che abbiamo visto essere un principio generativo dell’anima stessa. Il moto che l’anima imprime è circolare e uniforme, e ruota verso destra il corpo dell’universo: nel sistema astronomico geocentrico questa circonferenza corrisponde all’equatore celeste, il circolo massimo attorno al cui asse l’universo compie una rotazione completa nelle 24 ore. Il principio motore che muove la circonferenza interna è invece quello della natura dell'”altro”, anch’essa principio costitutivo dell’anima, che sposta verso sinistra il circolo stesso. Quest’ultimo è l’eclittica, l’immaginaria circonferenza celeste inclinata rispetto all’equatore e delimitata dai segni zodiacali, che nel sistema geocentrico è descritta dal Sole nel suo movimento annuale intorno alla Terra, e il cui moto è di direzione contraria al moto dell’universo. Questa stessa circonferenza dell’eclittica è utilizzata nel Timeo anche per “ritagliarne” sette circoli interni (le orbite dei pianeti), le cui misure sono date dalle due serie geometriche unite insieme 1, 2, 3, 4, 8, 9, 27. Platone non offre una spiegazione dettagliata dei moti planetari, che vanno in direzione contraria gli uni agli altri, limitandosi a segnalare che tre sono uguali in velocità (cioè Sole, Venere e Mercurio), mentre gli altri quattro (Luna, Marte, Giove e Saturno) sono disuguali fra loro e rispetto agli altri tre. Questo passaggio (VIII, 36d) è all’origine delle successive speculazioni filosofico-musicali sull’armonia dell’universo e sulla musica delle sfere. Sebbene Platone non faccia qui menzione di un suono “fisico” prodotto dai pianeti, nella parte finale della sua Repubblica (X, 617a-b), nel racconto del mitosi Er, afferma che otto Sirene, collocate in corrispondenza a ogni pianeta e al cielo delle stelle fisse, emettono ciascuna un suono tale che la loro armonia costituisce un immenso accordo.

Autore: Cecilia Panti
Pubblicazione:
Filosofia della Musica. Tarda Antichità e Medioevo
Editore
: Carocci (Studi Superiori, 541)
Luogo: Roma
Anno: 2008
Pagine: 21-24

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