Le Proporzioni nelle Basiliche Paleocristiane dell’Alto Adriatico (3)

Nelle basiliche paleocristiane dell’alto Adriatico si scopre minor coerenza od omogeneità nei rapporti fra l’ampiezza della navata centrale e quella delle navate laterali: a questo proposito le scelte si possono raccogliere attorno a tre filoni o storie parallele, rappresentate da tre prototipi relativamente autorevoli:

  1. il primo gruppo si può dire introdotto dalla post-teodoriana settentrionale, in cui la navata maggiore sta alle laterali con un rapporto simile a quello che si riscontra, nelle basiliche più o meno contemporanee a cinque navate, fra la navata centrale e le adiacenti;
  2. il secondo gruppo, aperto dalla preeufrasiana di Parenzo e ovviamente ribadito dall’eufrasiana, si esalta nella basilica di sant’Apollinare in Classe, per un rapporto di 2 : 1;
  3. il terzo, con una navata centrale che è più stretta del doppio della navata laterale, parrebbe a modo suo dipendere da una visione unitaria dello spazio interno, già notato, per esempio, nelle aule teodoriane aquileiesi, in cui i colonnati costituiscono quasi «incidenti» inevitabili senza che introducano gerarchie particolarmente differenziate e sensibili fra i «corridoi» o navate: è una moda che, iniziata dalla cromaziana d’Aquileia (fine del sec. IV), pare estinguersi nel corso del secolo quinto.

Nel rapporto fra lunghezza e larghezza della navata centrale (B/E) a una certa difficoltà d’assestamento, di cui paiono testimoni le basiliche del quarto secolo e quelle che ne dovrebbero dipendere direttamente, succede una stabilizzazione su rapporti inferiori a 1:4 e superiori a 3,27 (punto estremo rappresentato da S. Apollinare in Classe): anche in quest’ordine di considerazioni si avvertono l’anomalia della basilica di Piazza della Corte a Grado (seconda fase) e la tendenza della basilica classense a lasciarsi attrarre da modelli dalla spazialità più dilatata (primo gruppo).

Vale per questo tipo di rapporti la stessa osservazione che si è fatta a proposito del rapporto fra lunghezza e larghezza complessiva (B/A), quando questa appare molto alta: ci si avvicina a rapporti che saranno comuni dal tardo quinto secolo al secolo sesto, se si tiene conto del diaframma inserito dall’arco trionfale e dall’altare (B/E).

Il numero dei sostegni si fissa dapprima su 14 (post-teodoriana nord), magari per effetto della somma fra le colonne che precedono e quelle che seguono l’arco trionfale (duomo di Pola e forse cromaziana d’Aquileia) o sul 7, cioè sulla metà (Brioni); a Concordia c’è la variante 7 + 2. Quindi il numero delle colonne oscilla su 9 oppure 12, che devono essere intesi quali multipli di 3. Da queste consuetudini, a parte la solita eccezione della basilica superiore di Piazza della Corte e l’anticipazione non certamente casuale della preeufrasiana di Parenzo e della prefrugiferiana di Trieste (prima metà e metà del sec. V), si scostano le due basiliche eliane di Grado, che adottano il numero 10 (S. Eufemia), anche a costo di strani effetti, e la metà, il 5 (S. Maria), con altri effetti «avveniristici» ma fors’anche con l’intenzione di fissare e ribadire meglio la composizione su nove cubi.

Grado, Santa Maria delle Grazie: sezione trasversale

 

Il rapporto fra profondità e larghezza delle absidi, con un crescendo da 1 : 1,21 a 1 : 1,46, non fa che confermare l’originalità dell’abside nella basilica gradese di sant’Eufemia rispetto alle altre parti della basilica stessa.

 

Ravenna, Santo Spirito: assonometria cavaliera

 

La profondità molto alta rispetto alla larghezza si nota nelle basiliche più fortemente impresse da schemi costantinopolitani e di conseguenza in sant’Apollinare in Classe: la sua abside parrebbe accostarsi di più alle absidi delle quattro basiliche del primo gruppo, benché non debba sorprendere che in edifici minori le absidi non possano ridursi a proporzioni troppo basse, pena la loro inagibilità.

I banchi presbiteriali (Concordia, preeufrasiana, duomo di Pola ecc.) tendono invece a un rapporto ben più alto rispetto alle absidi: hanno evidentemente un altro significato, pur assolvendo dal punto di vista pratico funzioni analoghe quando accolgono appunto il banco presbiteriale e la cattedra: la stessa differenza si avverte, del resto, nelle basiliche a navata unica fra abside interna e banco isolato.

Le proporzioni che tengono conto anche degli alzati parlano da sé e fanno vedere la sapienza che presiede l’eleganza della basilica di sant’Apollinare in Classe: nel rapporto fra larghezza e altezza della navata centrale (C/E) al felice esemplare classense si avvicina più di tutte la basilica gradese di sant’Eufemia, mentre l’eufrasiana di Parenzo si compiace del numero d’oro (1 : 1,618).

Altissimo, sempre in sant’Eufemia, è il rapporto fra l’altezza e la lunghezza delle pareti che delimitano la navata centrale (B/C), dove appunto si deve sentire lo scontro fra la lunghezza prefissata dall’architetto di Niceta e un’altezza in cui si riprendono canoni addirittura classici.

Ancora a proposito di sant’Eufemia sorprende il rapporto fra gli intercolunni e l’altezza delle colonne (G/H) condizionato dal numero di colonne troppo basso: resterebbe da chiarire se tale numero fosse predisposto dall’architetto di Niceta (secondo una consuetudine riconoscibile nella preeufrasiana di Parenzo e nella prefrugiferiana di Trieste) o se fosse conseguenza d’una scelta deliberata da parte dell’architetto di Elia, nel qual caso si dovrebbe pensare che della basilica nicetiana sopravvivesse soltanto il perimetro esterno, che, come si è anticipato, doveva essere ancora semplicemente rettangolare.

Autore: Sergio Tavano
Periodico: Quaderni giuliani di storia
Anno
: 1982
Numero: 3
Pagine: 17-21
Vedi anche:
Le Proporzioni nelle Basiliche Paleocristiane dell’Alto Adriatico (1)
Le Proporzioni nelle Basiliche Paleocristiane dell’Alto Adriatico (2)

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