Le Proporzioni nelle Basiliche Paleocristiane dell’Alto Adriatico (1)

Nell’interpretazione delle architetture paleocristiane, nella ricostruzione del clima culturale o del gusto che vi si rifletteva e nella loro collocazione in un ordine cronologicamente credibile e coerente su basi formali, si tiene giustamente conto delle proporzioni, calcolate per lo più rapportando fra di loro la lunghezza e la larghezza delle piante e solo di rado e secondariamente altre misure, ricavabili dalle piante quando, come avviene nella maggioranza dei casi, si tratta di edifici riconosciuti nelle fondazioni o poco più, o, nei casi più fortunati e proficui, dagli alzati, mediante i quali si può meglio e anzi direttamente apprezzare il valore spaziale degli edifici.

In uno studio dedicato recentemente ai monumenti paleocristiani di Grado, si è voluta compilare una tabella in cui, attraverso il confronto fra i rapporti più significativi, si riconoscevano anzitutto almeno due grandi gruppi o categorie fra le architetture paleocristiane altoadriatiche a tre navate; all’interno di questa divisione una complessa ma organica e ragionevole linea di svolgimento autorizza senz’altro a individuare una storia e quindi anche a inserire in quei parametri con un giusto valore e in tutto il loro significato le forme o gli episodi che costellano quella storia dal quarto secolo a tutto il sesto.

A voler dare valore decisivo a questi confronti s’incontra una seria difficoltà nella scarsa affidabilità di molte piante, la cui scala talvolta non corrisponde ai dati metrici conosciuti o accettati, i quali, a loro volta, quando non manchino del tutto o in parte, come a Parenzo, sono per conto loro in vari casi poco attendibili, com’è stato possibile controllare, per esempio a proposito della basilica gradese di santa Maria delle Grazie, le cui misure non corrispondono a quelle che si trasmettono con troppa fiducia di autore in autore.

Il primo gruppo di edifici si presenta abbastanza omogeneo: parrebbe imperniarsi su un modello del genere della basilica costantinopolitana di san Giovanni di Studio, fondata su una pianta tendente al quadrato: a questa basilica, risalente al 463, si avvicinano l’Anastasis Gothorum (S. Spirito) di Ravenna, la basilica sempre ravennate di san Michele in Africisco (547) e la basilica di santa Maria delle Grazie di Grado (579), ma, mentre la prima e la terza rispettano con rigore il modello e lo «spirito» orientale e proto-bizantino, la seconda e la quarta appaiono piuttosto adattamenti di modelli a pianta allungata o basilicale allo schema costantinopolitano.

La basilica di santa Maria delle Grazie di Grado, la più originale o discorde fra le architetture qui considerate, presenta uno sviluppo verticale particolarmente slanciato. Nella fase precedente, deliberatamente e patentemente corretta e superata dalla nuova, i rettangoli modulari, fondati su un numero più allo di colonne (sei), corrispondevano a un numero di nobiltà classica (1 : 1,33). Nella nuova realizzazione, attribuita giustamente al patriarca Elia, ridotte le colonne a cinque, queste hanno finito per apparire quasi «episodi» isolati in un vano tendente all’unità accentrata (più marcata in pianta) e non ad un ritmo continuo e longitudinale. Come se non bastasse, lo sviluppo verticale è sottolineato dalla riduzione del numero delle finestre nella parte alta della navata, similmente a quanto era già avvenuto un’ottantina d’anni prima nella basilica ravennate dello Spirito Santo: ne deriva una configurazione a trapezio o a piramide tronca. Le finestre laterali assumono l’apparenza d’una quadrifora anziché d’una fascia luminosa orizzontale.

Ciò che in questa basilica produce forti e «innegabili reazioni psicologiche negative» è la presenza ossessiva d’un modulo quadrato, sia nella pianta sia nell’alzato, tanto trasversalmente quanto longitudinalmente: tutto l’interno è costruito sulla base di nove cubi, ben definiti dall’uso sapiente di un certo tipo di colonne, di capitelli e dall’inserimento di paraste sulle colonne pari.

Le proporzioni della nuova basilica escono dunque da ogni serie tradizionale, anche se si debbono avvicinare alle tre basiliche qui confrontate. Ma l’ampiezza della navata centrale rispetto alle navatelle mantiene gli esemplari occidentali più vicini alla consuetudine altoadriatica: in santa Maria questo rapporto è addirittura inferiore a due ma del tutto abnorme è il rapporto fra la larghezza e la lunghezza della navata centrale (1 : 3) e fra la lunghezza e l’altezza della stessa (1 : 1,51).

Autore: Sergio Tavano
Periodico:
Quaderni giuliani di storia
Anno
: 1982
Numero: 3
Pagine: 7-10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...