La scuola di Chartres

Nel XII secolo, al di fuori della speculazione strettamente musicale, ma pur sempre su basi platoniche, si sviluppa poi la cosmologia “timaica” della scuola di Chartres, fondata su di una visione estetico-matematica. Il loro cosmo è lo sviluppo, attraverso gli scritti aritmetici di Boezio, del principio agostiniano secondo il quale Dio dispose ogni cosa ordine et mensura, e si ricollega strettamente al concetto classico di kòsmos, come consentiens conspirans continuata cognatio sorretta da un principio divino che è anima, provvidenza, fato. L’origine di tale visione è il Timeo, che ricordava al Medioevo come:

“Dio volendolo rassomigliare al più bello e al più compiutamente perfetto degli animali intellegibili, compose un solo animale visibile, che dentro di sé raccoglie tutti gli animali che gli sono naturalmente affini …
E il più bello dei legami è quello che faccia, per quanto è possibile, una cosa sola di sé e delle cose legate: ora la proporzione compie ciò in modo bellissimo”.
(30d; 31c)

Per la scuola di Chartres opera di Dio sarà appunto il kòsmos, l’ordine del tutto che si contrappone al caos primigenio. Mediatrice di quest’opera sarà la Natura, una forza insita nelle cose, che da cose simili produce cose simili (vis quaedam rebus insita, similia de similibus operans), come dirà Guglielmo di Conches nel Dragmaticon (I). La Natura per la metafisica cartrense non sarà solo una personificazione allegorica ma piuttosto una forza che presiede al nascere e al divenire delle cose.

E l’exornatio mundi è l’opera di compimento che la Natura, attraverso un complesso organico di cause, ha attuato nel mondo una volta creato:

Est ornatus mundi quidquid in singulis videtur elementis, ut stellae in coelo, aves in aere, pisces in aqua, homines in terra.
La bellezza del mondo è tutto ciò che appare nei suoi singoli elementi, come le stelle in cielo, gli uccelli nell’aria, i pesci in acqua, gli uomini sulla terra.
(Guglielmo di Conches, Glosae super Platonem, ed. Jeauneau, p. 144)

L’ornatus come ordine e collectio creaturarum. La bellezza comincia ad apparire nel mondo quando la materia creata si differenzia per peso e per numero, si circoscrive nei suoi contorni, prende figura e colore; così, anche in questa concezione cosmologica, l’ornatus si avvicina a essere quella struttura individuante delle cose che sarà poi riconosciuta nella fondazione, che il XIII secolo opererà, del pulchrum sulla forma. D’altra parte questa immagine dell’armonia cosmica appare come una metafora dilatata della perfezione organica di una forma singola, di un organismo della natura o dell’arte.

In questa concezione la rigidità delle deduzioni matematiche già è contemperata da un senso organico della natura. Guglielmo di Conches, Teodorico di Chartres, Bernardo Silvestre, Alano di Lilla non ci parlano di un ordine matematicamente immobile, ma di un processo organico di cui possiamo sempre reinterpretare la crescita risalendo all’Autore: vedendo la seconda Persona della Trinità come causa formale, principio organizzatore di un’armonia estetica della quale il Padre è causa efficiente e lo Spirito è causa finale, amor et connexio, anima mundi. La Natura, non il numero, regge questo mondo; la Natura di cui Alano canterà:

O Dei proles genitrixque rerum,
vinculum mundi, stabilisque nexus,
gemma terrenis, speculum caducis, lucifer orbis.
Pax, amor, virtus, regimen, potestas,
ordo, lex, finis, via, dux, origo,
vita, lux, splendor, species, figura,
Regula mundi.

O figlia di Dio e madre delle cose,
che tieni unito e rendi stabile il mondo,
gemma per gli uomini, specchio per i mortali,
luce del mondo.
Pace, amore, virtù, governo, potere,
ordine, legge, fine, via, guida, origine,
vita, luce, splendore, forma, figura,
regola del mondo.

(De planctu naturae, ed. Häring, p. 831)

In queste e in altre visioni dell’armonia cosmica si risolvevano anche gli interrogativi posti dagli aspetti negativi della realtà. Anche le cose brutte si compongono nell’armonia del mondo per via di proporzione e contrasto. La bellezza (e questa sarà ormai persuasione comune a tutta la Scolastica) nasce anche da questi contrasti, e anche i mostri hanno una ragione e una dignità nel concento del creato, anche il male nell’ordine diviene bello e buono perché da esso nasce il bene, e accanto ad esso il bene meglio rifulge (cfr. la Summa di Alessandro di Hales, II, pp. 116 e 175).

Autore: Umberto Eco
Pubblicazione:
Arte e Bellezza nell’estetica medievale
Editore
: Bompiani (Strumenti Bompiani)
Luogo: Milano
Anno: 1994
Pagine: 44-47

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