Considerazioni sull’unità di misura utilizzata nella basilica Eufrasiana di Parenzo

Dallo studio delle misure e delle proporzioni della Basilica Eufrasiana di Parenzo, così come dall’analisi grafica delle sezioni orizzontale, longitudinale e trasversale, è emerso con chiarezza che l’edificio, molto probabilmente, è stato progettato con il metodo modulare, basandosi cioè per la disposizione e proporzionamento delle parti e del tutto su una griglia-reticolato a maglie quadrate. Queste maglie o unità modulari, definibili come piccoli moduli di progettazione (M1), hanno il lato di m 1,55; lunghezza che è comune divisore di tutte le misure dell’edificio.

Analisi grafico-modulare della basilica eurasiana.
L’unità modulare o piccolo modulo di progettazione, M1, ha il lato di 5 piedi (=31,1 cm)

Interessante è stato constatare come il lato di questi moduli equivalga a 5 piedi di 31,1 cm. Ne risulta che l’unità metrica che ha proporzionato l’intero edificio è di cm 31,1 ; misura non comune, ma classificabile come piede bizantino. Questa grandezza emerge con assoluta evidenza dal confronto delle principali misure della basilica, ma soprattutto dall’osservazione della misura della lunghezza che caratterizza la nuova basilica fatta erigere dal vescovo Eufrasio tra il 539 e il 557.2 Gli scavi del 1888 e del 1901 infatti hanno messo in luce che i muri della basilica eufrasiana utilizzarono come fondamenta quelli della basilica preesistente, detta preeufrasiana. Così che i nuovi muri hanno conservato gli stessi allineamenti sui lati Sud, Ovest e Nord e nella disposizione dell’asse longitudinale dei colonnati. Non hanno però, ed è molto importante, ripreso la posizione della testata Est. Di modo che la basilica eufrasiana ha la stessa larghezza, sia totale, che di ognuna delle navate, ma non ha la stessa lunghezza. Oltretutto la nuova lunghezza interna non è, come ci si sarebbe aspettati, più lunga della precedente, ma al contrario più corta di ben 4 m. Ed è esattamente di 31 m e 10 cm, così da corrispondere esattamente a 100 piedi di 31,1 cm, tanto da non lasciar dubbi sull’attendibilità di questa unità di lunghezza.

A ulteriore conferma anche la misura della larghezza interna è un multiplo di 31,1: misura infatti m 18,6 ed è quindi pari, con un leggero scarto, alla cifra tonda di 60 piedi. Inoltre la navata centrale è ampia da asse ad asse delle colonne m 9,30, o 30 piedi, la navata laterale m 4,65, o 15 piedi. L’abside è larga internamente m 7,75, o 25 piedi, ed è profonda m 5,81, o 19 piedi, ma soprattutto la nuova basilica eufrasiana ha 9 colonne; cioè 10 interassi che dividono quindi i 100 piedi della lunghezza interna in 10 parti di 10 piedi; infatti gli interassi sono, con lieve difetto, dovuto con ogni probabilità alla posa in opera del progetto, di 3 metri circa.

Constatata quindi la presenza di questa unità di misura, 31,1 centimetri, ho fatto una ricerca per vedere se questo piede bizantino fosse stato rilevato da altri studiosi in edifici dell’epoca.

Il P. A. Underwood nel suo articolo sulle principali misure delle architetture di Giustiniano osserva che il piede bizantino ha avuto molte varianti, fra i cm 30,9 e i cm 32; varianti causate dall’inesattezza delle regulae e alle loro piccole dimensioni che hanno portato a notevoli errori sulle lunghe distanze. Egli prende quindi in considerazione la misura media di 31,5 centimetri.

Per quanto concerne l’area alto adriatica, negli edifici basilicali di Ravenna, centro irradiatore della cultura del VI secolo, appare evidente un’unità di misura più lunga di quella parentina. Dalla analisi delle misure di questi edifici infatti il De Angelis d’Ossat ha «rilevato l’esistenza di una base unitaria prossima a m 0,32»; unità che si ritrova anche nelle dimensioni dei laterizi, compresi quelli così detti giulianei. Egli osserva quindi che questa misura «diversa dal piede romano, e da quello bizantino, costituisce una misura localizzata e persistente nell’Italia settentrionale» e la collega con il “piede gallico” (m 0,324).

La Farioli conferma che un piede che ritiene bizantino, pari a cm 32,4, è stato impiegato per la pianta e per gli alzati di S. Vitale di Ravenna. Riscontra poi la medesima unità di misura nella partizione dei mosaici della stessa S. Vitale.

Un piede di 31,1 cm esatti è stato trovato eccezionalmente ad Aquileia. Infatti nel 1944 durante lavori di dragaggio del Natissa, a Sud della città venne ritrovata un’asticciola fatta di bronzo con una parte graduata che misura proprio 31,1 cm ed è divisa in palmi, unciae e semiunciae. Insieme a questa regula fu recuperata anche una grande quantità di monete “di diverse epoche” che andarono purtroppo in parte disperse. Studiarle avrebbe fornito un’indicazione per inquadrare cronologicamente questa unità di misura.

Uguale unità di misura è stata riscontrata anche nella valutazione delle misure dei mosaici eliani di Grado. La Torcellan ha osservato infatti che «se si esegue una misurazione delle distanze intercorrenti tra le linee compositive…, si può dedurre che il piede usato nell’intelaiatura dello schema non era più quello romano (che riscontra invece nei mosaici aquileiesi). Le misure di questi spazi corrispondono molto di più al piede bizantino canonico che è pari a 31,5 cm, con una tendenza al difetto; si ha cioè un piede di cm 31,2 circa».

Dall’osservazione delle misure della basilica gradese di S. Eufemia appare invece come vi fu usato probabilmente un piede di cm 32,4 uguale a quello ravennate. Tornando a Parenzo e analizzando l’architettura e i mosaici della basilica preeufrasiana (V sec.) sembra emergere un’unità di misura diversa pari a cm 30,5-30,8.

Ciò dimostrerebbe che la misura del piede è andata lentamente allungandosi: dal piede romano di 29,6 cm, che ritroviamo esattamente rappresentato in due regulae scolpite su monumenti funebri di Aquileia del primo secolo e che determina con assoluta rispondenza le strutture del foro aquileiese della fine del II sec., si è passati gradualmente al piede bizantino di 32,4 cm del VI sec. Quindi lo studio dell’unità di misura utilizzata nella progettazione di un edificio potrebbe dare interessanti indicazioni di cronologia. L’argomento va senz’altro sviluppato analizzando e rapportando le misure delle architetture, non solo paleocristiane, dell’area alto adriatica. Purtroppo questo lavoro è reso più difficile dalla superficialità con cui sono riportate queste misure e dall’inesattezza di molti rilievi, tanto da richiedere un riscontro diretto, per poter lavorare su dati reali.

Autore: Marzia Vidulli Torlo
Periodico: Aquileia Nostra
Anno: 1984
Numero: 55
Pagine: 186-187

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