L’importanza della dottrina agostiniana sul dire traslato

Le riflessioni esegetico-semiotiche agostiniane costituiscono una dottrina destinata ad esercitare una duratura influenza sulle successive generazioni di pensatori: la dignità della filosofia agostiniana, infatti, interlocutore fondamentale per le successive generazioni di pensatori cristiani, unitamente allo spessore teorico e alla complessità analitica della dottrina che l’Ipponate sviluppò intorno alle forme di significazione traslata, fecero delle riflessioni agostiniane su allegoria, figura e tropi retorici un punto di riferimento teorico imprescindibile.

Agostino individua nella translatio il meccanismo linguistico più importante, che fonda e rende possibile la significazione impropria e obliqua. In questo modo (come appare chiaramente dal De doctrina Christiana e dal De Trinitate)
i signa translata e le diverse tipologie di espressione figurale vengono indicati come tropi linguistici (in modo simile a quanto accade nella dottrina di Quintiliano, la quale definisce il tropo come verbi vel sermonis a propria significatione in aliam cum virtute mutatio).

Fra le diverse forme di discorso traslato, particolare spazio è riservato nelle opere agostiniane all’allegoria (indicata dallo stesso vescovo di Ippona come figura). L’allegoria è definita (nel De Trinitate e nelle Enarrationes in Psalmos)
come un tropus nel quale si duplicano i piani di senso. Tale duplicazione viene descritta, nella ricostruzione agostiniana, come quel fenomeno che permette di significare una certa res (il senso ultimo dell’espressione allegorica) per il tramite del referente denotato dal signum allegorico stesso; la realtà significata dal segno traslato (ad esempio il serpente, secondo l’esempio del De doctrina Christiana) deve a sua volta agire come un dispositivo semiotico (un segno di secondo grado) rimandando ad una res ulteriore (li vero fedele in Cristo pronto a rivestirsi dell’uomo nuovo e ad affrontare il martirio).

Agostino, in questo modo, concepisce la translatio allegorica come un
processo non più solamente linguistico. La mutatio nella significazione del
verbum avviene in virtù dell’attribuzione di una virtus semiotica alla realtà denotata dal segno medesimo: è lo stesso referente del segno, infatti, a rimandare ad una nuova realtà, vero oggetto del processo di significazione.

Diviene così centrale, quale meccanismo che fonda la traslazione allegorico-figurale, la categoria di similitudo. Secondo la dottrina agostiniana, alcune res naturali possono agire semioticamente, grazie alla somiglianza che le lega ad altri oggetti e cose; la condivisione di proprietà e qualità da parte di realtà differenti rende possibile il passaggio (la translatio,
appunto) dalle une alle altre in un reticolo di rimandi incrociati che mette in dialogo materiale e spirituale.

Autore: Francesco Paparella
Pubblicazione: Le teorie neoplatoniche del simbolo. Il caso di Giovanni Eriugena
Editore
: Vita e Pensiero (Temi metafisici e problemi del pensiero antico. Studi e Testi, 111)
Luogo: Milano
Anno: 2008
Pagine: 23-24

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...