De Virtutibus Lapidum (2)

Le pietre preziose fissano, una volta per tutte, la “loro” Luce: il loro rosso di fuoco o di sangue, i loro verdi, i loro azzurri, i loro gialli oro. La “loro” Luce sarà la “loro” potenza, quella lama d’arcobaleno che guiderà ad un certo, e particolare, bene. Arcobaleno: iride, in Greco, significava la Via, e la pietra preziosa è un tratto della Via, è quasi una parte della unica strada che porta alla Fonte di ogni Splendore (Zohar…).

Piante, animali, pietre, parole potenti, sono gli strumenti attraverso cui l’uomo-mediatore interagisce col cosmo. Il cosmo è, essenzialmente, ordine (Gr. kòsmos) e da quest’ordine lo sciamano prende gli elementi utili a ricostruirsi ed a ricostruire chi ricorra a lui. Egli chiama a sé e respinge oppure sale e scende; guida le anime nell’altro mondo, riporta tra gli umani le anime prematuramente o “illogicamente” andate nell’aldilà. Cura malanni d’ogni tipo, predice future cose. E per tutto questo usa strumenti adatti a mediare: trita pietre, semi e animali, distilla erbe e liquidi organici, confeziona medicamenti.

L’antropologia sciamanica vede un uomo in perenne contatto con le forze naturali e celesti: quest’uomo deve imparare ad usare di ciò che le drammatizza, di quanto le rende percepibili, per potersi nobilitare. Conosce sim-patie ed anti-patie, lo sciamano, e sa riequilibrare, con sottile arte spagirica, ogni dissesto, interiore ed esteriore. Come avrebbero detto Comario o Zosimo panopolitano: sa usare dell’Arte delle Bilance.

Queste conoscenze tecniche non sono state, nella storia, esclusivo appannaggio di coloro che, fino a tempi relativamente recenti, ancora le possedevano. Chi aveva curato se stesso dal primo grande male, il male originario, avrebbe anche potuto curare gli altri, da ogni malanno, sì, ma anche dai mali più subdoli, sottili, pervadenti, nefasti. E la medicina dell’anima questo proprio rappresentava.

Molti santi uomini si sono prodigati in quest’arte; hanno lasciato testi di terapeutica tradizionale importanti fondati su conoscenze sottili che riguardano, prima di tutto, l’anima umana e, dopo, il corpo. Ci hanno consegnato anche opere di medicina e farmacopee, sceverando le capacità terapeutiche dei semplici e, last but not least, le potenze incantate nelle pietre. Qui i lapidari antichi e medioevali: testi in cui la Pietra è considerata secondo le leggi di analogia che di fatto incarna. Ogni Pietra ha sue sym-patie e sue anti-patie, serve, secondo universali logiche, in un ambito od in un altro; cura un male dell’anima o un altro; guida ad un bene o ad un altro.

Autore: Maurizio Barracano
Pubblicazione:
Il libro delle gemme. I lapidari di Ildegarda di Bingen e Marbodo di Rennes
Editore
: Il Leone Verde (Via Lattea, 2)
Luogo: Torino
Anno: 1998
Pagine: 10-12
Vedi anche:
De Virtutibus Lapidum (1)

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