O qui perpetua mundum ratione gubernas

O qui perpetua mundum ratione gubernas,
terrarum caelique sator, qui tempus ab aevo
ire iubes stabilisque manens das cuncta moveri,
quem non externae pepulerunt fingere causae
materiae fluitantis opus, verum insita summi
forma boni livore carens, tu cuncta superno
ducis ab exemplo, pulchrum pulcherrimus ipse
mundum mente gerens similique in imagine formans
perfectasque iubens perfectum absolvere partes.

Tu numeris elementa ligas, ut frigora flammis,
arida conveniant liquidis, ne purior ignis
evolet aut mersas deducant pondera terras.

Tu triplicis mediam naturae cuncta mouentem
conectens animam per consona membra resolvis;
quae cum secta duos motum glomeravit in orbes,
in semet reditura meat mentemque profundam
circuit et simili convertit imagine caelum.

Tu causis animas paribus vitasque minores
provehis et levibus sublimes curribus aptans
in caelum terramque seris, quas lege benigna
ad te conuersas reduci facis igne reuerti.

Da, pater, augustam menti conscendere sedem,
da fontem lustrare boni, da luce reperta
in te conspicuos animi defigere uisus.

Dissice terrenae nebulas et pondera molis
atque tuo splendore mica; tu namque serenum,
tu requies tranquilla piis, te cernere finis,
principium, uector, dux, semita, terminus idem.

***

Oh tu che con eterna ragione il mondo governi,

creatore della terra e del cielo; tu che ordini al tempo

di procedere dall’eternità e immoto rimanendo il tutto muovi;

tu, che non cause a te esterne spinsero a creare

l’opera della materia che fluttuava, ma del sommo bene

l’idea, priva di invidia, in te insita; tu ogni cosa derivi

dall’esempio superno; tu, bellezza suprema, porti nella mente

il mondo, che è bello, e formandolo con immagine a te simile,

ordini alle parti di esso, perfette, di renderlo perfetto.

Tu con i numeri colleghi gli elementi, sì che i freddi con le fiamme,

il secco convenga con il liquido, il fuoco, più puro,

non voli in alto o il peso non porti in basso e sprofondi la terra.

Tu metti insieme e diffondi per membra a lei uguali

l’anima che sta nel mezzo e muove ogni cosa, triplice natura;

allorquando, divisa in due, ha racchiuso entro due cerchi il moto,

procede per tornare in se stessa e corre intorno alla mente profonda

e con analoga immagine il cielo essa muove.

Tu da uguali cause produci le anime e le vite minori,

e, unendole in alto a carri leggeri,

le spargi nel cielo e nella terra: con legge d’amore

esse si volgono a te e tu le fai tornare con reduce fuoco.

Da’, o Padre, alla mia mente di ascendere all’augusta sede,

concedi di vedere la fonte del bene, concedi di trovare la luce,

e di figgere in te, ben chiari, gli sguardi dell’animo.

Sgombra le nebbie e i pesi della massa terrena

e brilla nel tuo splendore: ché tu sei il sereno,

tu sei il riposo, la pace dei pii; veder te è il fine;

tu sei principio, motore, guida, via e termine insieme.

Autore: Severino Boezio (cur. Claudio Moreschini)
Pubblicazione:
Boezio.
La consolazione della filosofia
Editore
: UTET
Luogo: Torino
Anno: 2006
Pagine: 210-215

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