Il simbolo medievale: l’analogia

Anche se polimorfo, il simbolo medievale si costruisce quasi sempre attorno ad una relazione di tipo analogico, vale a dire fondata sulla somiglianza – più o meno grande – tra due parole, due nozioni, due oggetti, oppure sulla corrispondenza tra una cosa e un’idea. Più in particolare, il pensiero analogico medievale si sforza di stabilire un legame tra qualcosa di apparente e qualcosa di celato; e, principalmente, tra ciò che è presente nel mondo di quaggiù e ciò che ha il suo posto tra le verità eterne dell’aldilà. Una parola, una forma, un colore, un materiale, un numero, un gesto, un animale, un vegetale e persino una persona possono così essere rivestiti di una funzione simbolica e per ciò stesso evocare, rappresentare o significare tutt’altro da quello che affermano di essere o di mostrare. L’esegesi consiste nel delineare questa relazione tra il materiale e l’immateriale e nell’analizzarla per ritrovare la verità nascosta degli esseri e delle cose. Nel Medioevo, spiegare o insegnare consiste innanzitutto nel cercare e portare alla luce tali significati nascosti. Siamo qui rimandati al significato principale della parola greca symbolon: un segno di riconoscimento costituito in concreto dalle due metà di un oggetto che due persone conservavano ed esibivano, appunto, per riconoscersi. Per il pensiero medievale, il più speculativo come il più comune, ogni oggetto, ogni elemento, ogni essere vivente è così la rappresentazione di un’altra cosa che gli corrisponde su un piano superiore o immutabile e di cui è il simbolo. Questo riguarda tanto i sacramenti ed i misteri della fede, che la teologia cerca di spiegare e rendere intelligibili, quanto i mirabilia più grossolani, delizia della mentalità profana. Tuttavia, nel primo caso si opera sempre una sorta di dialettica tra il simbolo e ciò che significa, mentre nel secondo la relazione tra l’oggetto significante e la cosa significata si articola secondo un procedimento più meccanico.

Detto questo, si tratti di teologia, di mirabilia o della vita quotidiana, la corrispondenza tra l’apparenza ingannatrice delle cose e la verità nascosta che esse contengono si situa sempre a parecchi livelli e si esprime in modi diversi. La relazione può così essere diretta, allusiva, strutturale, plastica, fonica, ma può anche basarsi su dati affettivi, magici o onirici e, per ciò stesso, può essere di non agevole ricostruzione. In questo senso i nostri saperi e la nostra sensibilità moderna, che non sono quelli degli uomini e delle donne del Medioevo, costituiscono un ostacolo per ritrovare la logica ed il significato del simbolo. Prendiamo un esempio semplice riguardante i colori. Per noi il blu è un colore freddo; questo ci sembra evidente, se non una verità in sé. Ora, per la cultura medievale, il blu è al contrario un colore caldo perché è il colore dell’aria e l’aria è calda e secca. Lo storico dell’arte il quale pensasse che nel Medioevo il blu fosse, come oggi, un colore freddo, sbaglierebbe del tutto. Come sbaglierebbe, ed ancora più gravemente, se basasse le sue ricerche sulla classificazione spettroscopica dei colori, sulla nozione di contrasto simultaneo, o ancora sull’opposizione tra colori fondamentali e colori complementari: presunte verità del colore, queste, sconosciute ai pittori medievali, ai loro committenti ed al loro pubblico. E ciò che è vero per i saperi e la sensibilità riguardanti il colore è egualmente vero per tutti gli altri campi della conoscenza (animali, vegetali, minerali, ecc.) e dei loro prolungamenti nella civiltà materiale. Il leone, ad esempio, nell’Europa cristiana medievale non è realmente una fiera esotica e sconosciuta, ma un animale che si vede, dipinto o scolpito, in tutte le chiese e che fa quasi parte della vita quotidiana. Come fa parte della vita quotidiana il drago, creatura del Diavolo e simbolo del Male che si incontra dappertutto e che occupa un posto considerevole nell’immaginario.

Così, non soltanto lo studio dei simboli richiede di non proiettare tali e quali nel passato, senza alcuna precauzione, i saperi che sono oggi i nostri poiché non erano quelli delle società che ci hanno preceduto, ma esso invita anche a non tracciare una frontiera troppo netta tra il reale e l’immaginario. Per lo storico – e per lo storico del Medioevo forse più che per gli altri – l’immaginario fa sempre parte della realtà, l’immaginario è una realtà.

Autore: Michel Pastoreau
Pubblicazione:
Medioevo Simbolico
Editore
: Laterza (Biblioteca Universale Laterza, 597)
Luogo: Roma-Bari
Anno: 2009
Pagine: 9-11
Vedi anche:
Il simbolo medievale: l’immaginario come parte della realtà
Il simbolo medievale: una storia da costruire
Il simbolo medievale: l’etimologia

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