De Virtutibus Lapidum (1)

Di fronte a determinati testi antichi ci si può sentire nel medesimo tempo lontani mille miglia eppure richiamati a sottili memorie. Un certo fascino ne promana: come se si fosse tornati in luoghi dell’infanzia grazie ad una vecchia foto. Questi testi, e ne sono un esempio formidabile proprio i Lapidari medioevali, sono carichi di richiami, di echi, talvolta alternati a credenze, e di fulminanti verità sotto forma di simboli.

I    simboli, si sa, sono realtà e memorie tanto sfuggenti quanto, una volta colti, potenti. Come gli Angeli, i simboli portano la verità del Logos divino; irrompono nell’ordinario sentire e ri-uniscono chi li sta comprendendo alla realtà che esprimono. Chi capisce il simbolo diventa il simbolo, non è più quello di prima: ora è quello che sa e sa quello che è, contemporaneamente.

Il simbolo non è vaghezza, imprecisione, ipotizzare; il simbolo è la più vera Realtà della realtà, è strumento alla contemplazione dell’Essenza (Theoria), di quell’Essenza che necessariamente trasmuta l’uomo in un altro.

Il simbolo è lo strumento di chi costruisce ad Arte (Ascesi) la sua nuova Anima, è veicolo e modo della Grazia. Impetrata, cioè conseguita in forza della preghiera, la Grazia giunge a quell’uomo che si è dimenticato di sé, all’uomo che, nella fede, s’è impietrito ed ha rinunciato ad ogni semplice vivere. Quell’Uomo, archetipo dell’uomo, è Pietra angolare, è il vero Adamo di san Paolo, cristiano simbolo per eccellenza; quell’Uomo è la Pietra nera della sacra Ka’ba, la Pietra nera su cui si fonda ogni abbandono a Dio (Islam).

 

***

 

La Pietra di cui parlano i Testi Sacri di molti popoli come la mitologia greca (mito di Saturno) ed alla quale alludono i testi ermetici tradizionali (dal testo greco di Demigeron [Damigeron magus, n.d.c.], I sec., fino alle versioni latine del V sec. e ai c.d. Kyranides ermetici, IV libri, III- IV secolo.) è esalazione della Terra (umida o secca) fissata dal Fuoco-Sole, è Adamo, diamante e acciaio, perennemente nuovo che nutre di continuo i suoi figli, e li risana: pietra-medicina-alimento. Il Fuoco penetra e cuoce, fàscina l’Acqua contenuta dalla Terra, ne sublima l’essenza preziosissima.

Le esalazioni della Terra, umide o secche, diverranno metalli o pietre preziose, sostanze che, di nuovo irrigate, lasceranno che le loro facoltà si comunichino dapprima al veicolo liquido e poi a tutto ciò che verrà toccato da questa loro soluzione (“tintura”). La Natura, strumento divino, può così riportare i talenti di ogni uomo che abbia conosciuto la vera volontà, ben investiti, al Padre che già li aveva affidati a ciascuno secondo arcana proporzione.

Gli antichi Alchimisti parlavano di due pietre: una dei filosofi ed una filosofale. La prima portava ai segreti cieli, al mondo interiore dove la seconda operava le sue meraviglie: ogni “metallo” toccato vi veniva trasmutato in Oro. Motore intimo di tutto il tranquillo, costante e instancabile Fuoco della Natura naturans. L’uomo “metallico”, l’uomo in cui la vita- pensiero (mercurio) s’era fermata e tutto s’era coagulato secondo le varie qualità della psyche, poteva vivere il suo grande giorno: non sarebbe più stato quello di prima, ma ormai tutt’uno con quell’Oro di cui, una volta, aveva già creato un grano. Avrebbe insomma riposato in Dio.

Di fronte alla cosiddetta pietra preziosa chiunque avverte “qualcos’altro”. La Terra si è sublimata: una sua qualità in particolar modo si è fissata e partorirà nuove luci. Il corallo e la perla provengono da un altro universo rispetto al rubino o al diamante. E la pietra della pipì (piedra de mijada), da cui giada, o nefrite (gr. nephròs da cui pietra dei reni) ha evidentemente altri poteri dallo smeraldo: apparentemente simili, una volta che lo sguardo penetri in questo loro mondo, le pietre fascinanti dimostrano la loro vera, variegata, iridescente ricchezza. Conoscenze e semplici credenze si allacciano: queste pietre possiedono il Silenzio che permetterà a tanti mondi di compenetrarsi senza, con ciò, appannare il loro potere incantante.

Il curatore dell’Opera Omnia di Sant’Agostino (Canonico D. B. Caillau, Parigi 1842, Index generalis sub petra) rifletteva che Petra Christus sese liquefecit ad irrigandos fideles, poggiandosi sulla frase del Vescovo d’Ippona, secondo cui: “Gratia ista erumpentis aqua de petra (“petra autem erat Christus “)”, (Enarratio in Psalmum CXIII alter).

Autore: Maurizio Barracano
Pubblicazione:
Il libro delle gemme. I lapidari di Ildegarda di Bingen e Marbodo di Rennes
Editore
: Il Leone Verde (Via Lattea, 2)
Luogo: Torino
Anno: 1998
Pagine: 7-10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...