Preliminari di geografia immaginale (4)

Se tempo e spazio sono infine le sovra-coordinate che strutturano il concetto stesso di geografia, è proprio nello scarto fra tempo e spazio liturgici e mistici (che Le Goff chiamerebbe “della Chiesa”) e gli analoghi corrispettivi razionali e positivi (quelli “del mercante”) che andrà dunque ricercata l’intima ragione della differenza. La percezione medievale del tempo e dello spazio appare infatti diversa non solo dalla corrispondente attuale, ma anche da quella precedente, che, soprattutto resoconti di storici, geografi ed “etnografi” (Erodoto, Tacito, Plinio…), mostrava di possedere solide coordinate di inquadramento crono-spaziale.

Il fatto è che, favorite da una mentalità globale come è quella che si è appena tentato di definire, vanno maturando con la nuova sensibilità cristiana, e sempre più sviluppandosi, alcune condizioni, che presto divengono leggi di conoscenza, in netto contrasto con le analoghe tassonomie del mondo antico: e questo porta ad un’inedita, inattesa percezione della realtà. L’antitesi è di stampo ciclico / rettilineo: al “mito dell’eterno ritorno”, legato ai ritmi e agli aspetti della natura, e di conseguenza al loro culto,
l’ideologia cristiana oppone una concezione rettilinea, tendente, dal punto di partenza stabilito “allora”, per sempre, da Dio, al Momento finale: appunto alla “Fine dei tempi”.

All’interno di questo segmento minimo dell’ineffabile progetto di Dio («che cosa faceva Iddio prima di creare il cielo e la terra?» si chiede infatti sant’Agostino) nella proposta cristiana di storia non è ammessa alcuna elaborazione “progressista”. Di più: essa, coinvolta in un simile concetto, non è neanche più la storia degli uomini, appartenendo infatti, come ogni altra cosa, allo stesso Dio, il quale però la annulla in partenza, “riassorbendola” nella sua eternità, onnipresenza, onniscienza. Il “tempo” è dunque la categoria culturale che subisce, nel salto dal mondo antico a quello cristiano, la più profonda modificazione: è ora negata qualsiasi idea di sviluppo storico. II Dio di Israele propone all’uomo una dimensione temporale messianica.

La prima e più importante conseguenza di questo fenomeno sarà allora che, all’interno della mentalità medievale, passato, presente e futuro tenderanno a disporsi su di uno stesso piano, l’uno contenendo gli altri, stesso sant’Agostino, del resto, meditando sul problema appena posto, concludeva col mettere in evidenza la sincronica compenetrazione dei tre stati temporali, e il loro affermarsi nel solo momento in atto (Confessioni XI, 16-21).

Le forme del riscatto storico acquistano pertanto valenze simboliche: la nuova percezione nega la profondità temporale perché dota il destino umano di rivelazioni assolute e perentorie, che vanno solo accettate nella loro forma stabilita ab aeterno; ed è proprio la ripetizione di tali verità che danno significato all’esistenza quotidiana degli uomini ad innescare il processo di a-temporalizzazione.

Autore: Giuseppe Tardiola
Pubblicazione:
Atlante fantastico del Medioevo
Editore
: De Rubeis (L’arco Muto, 1)
Luogo: Anzio
Anno: 1990
Pagine: 18-20
Vedi anche:
Preliminari di geografia immaginale (1)

Preliminari di geografia immaginale (2)
Preliminari di geografia immaginale (3)

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