I bestiari: testi e immagini

Il Medioevo ci ha lasciato un gran numero di libri manoscritti dedicati in maniera specifica agli animali: raccolte di favole, enciclopedie zoologiche, trattati sulla caccia e la falconeria, opere di veterinaria, manuali di agronomia, di piscicoltura, di equitazione. In questi campi, tuttavia, questa età non si dimostra né pionieristica né particolarmente originale. Il mondo greco-romano aveva già prodotto, a volte in abbondanza, libri del genere, che non di rado hanno influenzato la produzione medievale. Esiste, in compenso, un’intera tipologia di opere tipicamente medievali che riscosse un notevole successo nel XII e nel XIII secolo, soprattutto in Francia e in Inghilterra: i bestiari.

Questo termine sta a indicare quelle compilazioni che si propongono di descrivere le «proprietà» di un certo numero di bestie e di ricavarne insegnamenti morali e religiosi. Tali proprietà – reali o immaginarie – si riferiscono sia all’aspetto fisico dell’animale, sia al suo comportamento, alle sue abitudini, ai suoi rapporti con le altre specie, compresa quella umana, nonché a tutte le credenze e le leggende che lo riguardano. Prendiamo il leone, per esempio: nel Medioevo si diceva che dormisse con gli occhi aperti. Perciò, molti bestiari ne fanno un simbolo di vigilanza, spiegando così la sua presenza alle porte delle chiese: c’è chi arriva al punto da paragonarlo a Cristo, che nella tomba non dorme ma aspetta di risorgere, e addirittura a Dio, che tiene sempre gli occhi aperti e che, come invochiamo nelle preghiere, difende gli uomini dal male. Il porco, al contrario, che pensa solo a mangiare e che fruga continuamente per terra alla ricerca di cibo senza mai alzare gli occhi verso il cielo, è l’immagine dell’uomo peccatore che preferisce i beni materiali di quaggiù alla contemplazione di Dio e alla speranza in un mondo oltre la morte.

La trattazione dei bestiari si sviluppa cosi: basandosi sulle credenze riguardanti questo o quell’animale, o più semplicemente partendo dal suo nome o dal suo aspetto, procede per paragoni, metafore, etimologie o similitudini per poi dedicarsi a considerazioni morali o religiose. In questo senso, rispecchia perfettamente il pensiero medievale, che si costruisce quasi sempre intorno a una relazione di tipo analogico, ovvero fondata sulla somiglianza – più o meno vaga – tra due parole, due nozioni, due oggetti, o sulla corrispondenza tra una cosa e un’idea. Il pensiero analogico medievale si sforza di stabilire un legame tra qualcosa di evidente e qualcosa di nascosto; in particolare, tra ciò che è presente nel mondo di quaggiù e quanto invece si colloca tra le verità eterne dell’aldilà. Un vocabolo, una forma, un colore, un numero, un animale, un vegetale e perfino una persona possono cosi assumere un valore simbolico e in questo modo evocare, rappresentare o significare qualcosa di diverso da quanto pretendono di essere o di dimostrare. L’esegesi consiste nel riconoscere questa relazione tra la dimensione materiale e quella immateriale e nell’analizzarla per scoprire la verità occulta di esseri e cose.

Per i bestiari, dunque, studiare l’animale vuol dire anzitutto descriverlo, poi cercare e svelare i suoi significati nascosti, le sue senefiances, basandosi sulla Bibbia – i bestiari sono zeppi di citazioni bibliche -, sui Padri della Chiesa e sugli autori antichi più significativi (Aristotele, Plinio, Solino, Isidoro di Siviglia e qualche altro). Ogni animale appare come l’immagine di un’altra cosa che gli corrisponde su un piano superiore o immutabile e di cui esso è il simbolo. Il leone, per esempio, non soltanto è figura di Dio o di Cristo, ma anche il simbolo dell’autorità, della giustizia, della forza e della generosità. L’orso, che gli contende il titolo di re degli animali, è invece l’incarnazione del diavolo nonché il simbolo di numerosi vizi: ingordigia, pigrizia, collera e lussuria. Quanto alla volpe, altra incarnazione del Maligno, è l’immagine dell’astuzia, della menzogna e del tradimento; il suo pelo rossiccio, lo stesso colore dei capelli di Giuda e di tutti i traditori, sta lì a dimostrarlo. Alcuni animali hanno una simbologia ambivalente. Se i bestiari vantano il coraggio del cinghiale, gli rimproverano però l’irascibilità e la collera. Il cervo, benché dotato di una forte dimensione cristologica, è presentato come un animale dalla sessualità smodata. Quanto al gallo, ammirevole nel difendere le galline dai nemici più forti di lui, è vanitoso e ridicolo sul suo mucchio di letame; inoltre, il suo canto non sempre è sinonimo di gioia. Gli autori dei bestiari amano ricordare che fu un gallo ad accompagnare con il suo verso, per ben tre volte, il rinnegamento di san Pietro.

Nei bestiari, la Bibbia è citata a ogni piè sospinto. E gli animali, in effetti, sono onnipresenti nelle Sacre Scritture, specie nell’Antico Testamento; tutti i testi biblici ne parlano, sia direttamente, sia sotto forma di metafore o di paragoni. Fra quelli che svolgono un ruolo di primo piano, alcuni sono diventati, nel Medioevo, vere e proprie «stelle», e a questo titolo vengono spesso proposti sia dal testo che dalle immagini: il serpente della Genesi; il corvo e la colomba dell’arca; il montone sacrificato al posto di Isacco; il vitello d’oro e il serpente di bronzo; l’asina di Balaam; il leone abbattuto da Sansone; l’orso e il leone sconfitti dal giovane Davide per proteggere le sue pecore; il cinghiale che devasta le vigne del Signore; il pesce e il cane di Tobia; i corvi di Elia; l’orsa di Eliseo; i leoni di Daniele; la balena di Giona. A questo elenco, peraltro molto incompleto, si aggiungono gli animali del Nuovo Testamento: in primo luogo l’agnello del Salvatore e la colomba dello Spirito Santo, ma anche il bue e l’asino della Natività; l’asino della fuga in Egitto; l’asina dell’entrata in Gerusalemme; il pesce trafugato da Giuda; il gallo del rinnegamento; i quattro cavalli, il drago e le bestie dell’Apocalisse. Tutti, direttamente o indirettamente, trovano un’eco e degli epigoni nei bestiari medievali.

Autore: Michel Pastoreau
Pubblicazione:
Bestiari del Medioevo
Editore
: Einaudi (Saggi, 930)
Luogo: Torino
Anno: 2011
Pagine: 19-22
Vedi anche:
Zoologia medievale (2)
Zoologia medievale (1)

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