Physiologus (2)

Non è possibile stabilire con precisione il luogo d’origine, la datazione e l’autore del Physiologus: le località proposte vanno dall’Egitto alla Siria, l’epoca vien fatta oscillare tra il II e il IV secolo d.C., circa l’autore il buio è ancor più fitto. Diverse considerazioni d’ordine storico e dottrinario rendono comunque maggiormente plausibile l’ipotesi secondo cui esso sarebbe stato composto in Alessandria tra la fine del II secolo e i primi decenni del III, cioè nell’epoca e nell’ambiente in cui operava Origene e si diffondevano i principali movimenti gnostici. E per quanto le prime esplicite citazioni del Physiologus non risalgano oltre il V secolo, il fatto che già in Filone (I sec.) e Clemente Alessandrino (II sec.) si incontrino « nature » moralizzate di animali, assai simili a quelle del ‘ bestiario ‘, testimonia l’esistenza di una tradizione ‘ fisiologica ‘ abbondantemente diffusa negli ambienti giudeo-cristiani di Alessandria.

Uno tra i primi suoi studiosi, il Cardinal Pitra, sostenne che l’opera andava attribuita agli « antichi gnostici » ed elencò un certo numero di dottrine che vi odoravano, a suo parere, di eresia. In effetti non mancano, nell’opuscolo, riferimenti, più o meno chiari a concezioni simoniane od ofite, come quella della catabasi del Salvatore attraverso le gerarchie angeliche, nei capitoli sul leone e sull’unicorno, o quella di Adamas come simbolo di Cristo, nel capitolo dedicato al diamante. Un altro filologo, il Cahier, credette di riconoscere invece le tracce dell’eresia encratita in alcune rigide prescrizioni alle vedove, in qualche precetto di ispirazione monacale, ecc., proponendone altresì l’attribuzione a Taziano, autore di un perduto trattato sugli animali. È vero inoltre che il Physiologus compare tra i libri « non recipiendi » nel cosiddetto Decretum Gelasianum, attribuito a Papa Gelasio (492-496) ma che sembra però essere un falso del VI secolo: « Liber physiologus, ab hereticis conscriptus et beati Ambrosii nomine praesignatus, apocryphus ». Ma tutto sommato, le vestigia ereticali non vi sono troppo numerose, e testimoniano piuttosto di un’epoca e di un ambiente in cui non esisteva ancora un confine netto a distinguere l’ortodossia da certe forme o da certo lessico eterodossi, riconoscibili, se si vuole, anche nei più grandi Padri dei primi secoli: e nel Physiologus alla citazione dei Testi canonici si aggiungono qua e là riferimenti ad apocrifi come l’« Infanzia di Maria » o gli « Atti di Paolo e Tecla », senza particolari intenti settari. Anzi, le frequenti esortazioni all’unità e all’obbedienza (« Anche tu, o fedele, non cercare i molti luoghi degli eretici: tuo solo nido sia la santa Chiesa di Dio… », nel capitolo 47) dimostrano che il compilatore dovette appartenere alla più stretta ortodossia, anche se probabilmente la sua dottrina piuttosto semplice non gli consentiva sottili discriminazioni teologiche.

Malgrado i sospetti iniziali, il Physiologus godette subito di una diffusione straordinaria: il testo greco fu tradotto a partire dal V secolo in etiopico, in armeno, in siriaco, in latino, ecc. Alla prima versione greca ne seguirono altre (le cosiddette redazioni bizantina e pseudo-basiliana), così come a quella latina, che fu successivamente accresciuta con l’apporto di altri testi scientifici dell’antichità, e da cui ebbero origine, nel XII-XIII secolo, i ‘ bestiari ‘ germanici, francesi e italiani. Nel corso di questi sviluppi, la redazione originaria ebbe a subire trasformazioni notevoli, che riflettono fedelmente l’evoluzione degli intenti didattici o scientifici. Nel Physiologus greco la disposizione dei capitoli è quasi interamente casuale : gli animali terrestri si alternano a quelli acquatici e celesti senza alcun ordine preciso, e ad essi vengono anche ad aggiungersi alberi e pietre, facendo dell’insieme una sorta di ‘ prontuario ‘ generale di simboli tratti dalla natura, da utilizzarsi probabilmente in sermoni o scritti teologici. Le sole tracce di una disposizione coerente sono costituite da alcuni capitoli accostati per la loro similarità, o talora geminati (come nel caso della pantera e della balena, della lontra e dell’icneumone, della tortora e della cornacchia, ecc.). Già nella versione armena, invece, compare un primo tentativo di sistemazione della materia: gli animali vi sono distinti in simboli celesti e simboli demoniaci, come spiega il prologo del trattato : « Questo libro esamina e descrive i costumi di tutti gli animali. Esso dimostra in diverse maniere come gli uni eccelgano per la loro analogia con gli esseri celesti, e come gli altri siano degradati per la loro somiglianza con gli spiriti infernali ». Nei secoli successivi, l’evoluzione seguì due linee opposte: da un lato, le versioni e le enciclopedie latine, nell’arricchire il numero degli animali, cercarono anche di adottare via via classificazioni più rigorose (come quella di Isidoro nel XII libro delle Etymologiae) e prepararono in qualche modo la via alla zoologia moderna, dall’altro, i ‘ bestiari ‘ romanzi si prestarono ad ogni sorta di rielaborazione moralistica o letteraria, per cui si ebbero ‘ bestiari ‘ dedicati ai vizi e alle virtù, alla preparazione spirituale dell’anima, alla Vergine, e così di seguito : notissimi sono poi i ‘ bestiari d’amore ‘, ove le proprietà degli animali sono addirittura convocate a illustrare il discorso della seduzione amorosa.

Autore: Francesco Zambon
Pubblicazione: Il Fisiologo
Editore
: Adelphi (Piccola Biblioteca Adelphi, 22)
Luogo: Milano
Anno: 2011
Pagine: 15-19
Vedi anche
:
Physiologus (1)

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2 risposte a “Physiologus (2)

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