Preliminari di geografia immaginale (3)

Il campo della sensibilità medievale era infatti un insieme di rivelazioni e concetti aprioristici che agivano la loro funzione sullo sfondo di una specie di continuum percettivo estendentesi fra realtà comprensibili attraverso i sensi e “realtà” esplicantesi mediante l’azione dello spirituale; o meglio: grazie all’intervento della parte dell’uomo più sollecita all’esperienza trascendentale: lo “spirito sensorio”, definito da Sinesio (uno dei principali teorici di questa percezione visionaria) Phantastikon Pneuma.

Per individuare pienamente il perché di una tale concezione e, allo stesso tempo, aspirazione a dissolvere i confini dell’esperire in termini visionistici, sarà sufficiente del resto fermare l’attenzione sulle stesse fonti del pensiero cristiano, così intrise di miracoli, azioni anti-naturali (camminare sulle acque, oppure il motivo della sospensione del tempo, straordinariamente diffuso nella letteratura evangelica apocrifa), colloqui con demoni e divinità, lette in modo acritico e del tutto ad litteram; e infatti la letteratura religiosa dei primissimi secoli della nostra era abbonderà di racconti di Visioni, di voli nei regni ultraterreni (si pensi solo alle Apocalissi di Paolo e di Giovanni), colloqui con angeli, beati, dannati… Ma il periodo che apporta gli elementi decisivi alla formazione di una tale sensibilità è indubbiamente quello a cavallo fra il IV ed il V secolo, che vide all’opera pensatori quali Macrobio, Sinesio e infine Agostino (il massimo teorico della «visione» medievale, con la tripartizione del genere in visio corporalis, visio spiritualis, visio intellectualis, cf. De Genesi ad Litteram, 12), i quali progressivamente definiscono lo schema di una mistica compenetrazione fra tutte le cose create che rimonta, mediante spirituale precessione, allo stesso Dio (a summo Deo usque ad ultimam rerum faecem: Macrobio, Commentarii in Somnium Scipionis, I 15).

Per quanto concerne il nostro discorso, tutto ciò ha come conseguenza la formazione di una concezione a-sperimentale della realtà, che porta allo scardinamento di ogni ordinante e tassonomica legge di natura, per cui qualsiasi forma di notizia, purché inquadrata strutturalmente in tale orizzonte concettuale, non ha più ragione di essere sottoposta ad alcuna riflessione “critica”; anzi, paradossalmente, questo fatto, unito al generale fervore visionistico, spingeva la psicologia di quelle genti a cercare proprio gli aspetti più “mostruosi”, irrazionali ed eversivi nel mondo circostante, in quanto massimamente agenti la necessità da parte del Creato a rendere manifesti i signa dell’ineffabile.

Ecco così che, dietro quanto spesso puerilmente viene definita “ingenuità”, c’è, nel modo di pensare dell’uomo medievale, una complessa e sofisticata base dottrinale di marcata impronta neoplatonica, e questo lo portava ad assumere nei confronti di quanto lo circondava un atteggiamento di totale favore; egli non escludeva nulla, perché il concetto stesso di «esclusione» era estraneo al suo Hintergrund dialettico, essendo ogni cosa manifestazione della volontà di Dio.

La sovrapposizione di piani e prospettive, lo scarto metafisico, l’alterazione esistenziale, che potevano coinvolgere le stesse nozioni di tempo e di spazio, possedevano connotati “reali”, quanto quelli esibiti dalla quotidianità più data e familiare.

Quindi, come osare soltanto mettere in dubbio l’esistenza del Paradiso terrestre, quando è esplicitamente detto in Genesi che «Dio pose il giardino dell’Eden ad oriente»? Perché dubitare della natura mirabile e mostruosa dell’India, già divulgata dagli antichi testi greci e latini, se lo stesso sant’Agostino afferma che le “devianze”, i mirabilia e le mostruosità presenti in natura sono fenomeni voluti da Dio proprio per mostrare la perfezione e l’ineffabilità della Creazione? I mostri che percorrono l’oceano di san Brandano non sono poi gli stessi della Bibbia (Leviatano, la Balena), se è vero che il santo abate non esita a istituire concordanze dialettiche con quegli episodi (Giona)? E le migliaia di isole sconosciute (ancora) che popolano l’oceano non sono già state annunciate attraverso le visioni di Isaia?

Sospesa fra realtà tangibile, mito, magia, liturgia, senso immanente e sovra-senso, la percezione del mondo medievale è molto vicina a una percezione “incantata”, secondo la felice definizione di Carolly Erickson (La visione del Medioevo), grazie alla quale «i confini tra immaginazione e realtà si spostano continuamente. Una volta i limiti fisici di tempo e di spazio possono essere individuati, un’altra volta possono venire ignorati, oppure, da un diverso punto di vista, superati».

Autore: Giuseppe Tardiola
Pubblicazione:
Atlante fantastico del Medioevo
Editore
: De Rubeis (L’arco Muto, 1)
Luogo: Anzio
Anno: 1990
Pagine: 15-17
Vedi anche:
Preliminari di geografia immaginale (1)

Preliminari di geografia immaginale (2)

Annunci

4 risposte a “Preliminari di geografia immaginale (3)

  1. Good Website. You ought to think more details on RSS Feeds like a traffic supply. They bring us a nice little traffic

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...