Il simbolo medievale: l’immaginario come parte della realtà

Il simbolo è un modo di pensare e di sentire talmente intrinseco e connaturato agli autori del Medioevo, che non avvertono il minimo bisogno di informare i lettori delle loro intenzioni semantiche o didattiche, né di definire puntualmente i termini che useranno. Cosa che non impedisce affatto al lessico latino del simbolo d’essere di una grande ricchezza e di una notevole precisione, e questo tanto sotto la penna di sant’Agostino, padre di tutta la simbolica medievale, che di quella di autori più modesti, come gli enciclopedisti del XIII secolo o i compilatori di raccolte di exempla destinate ai predicatori.

In questi problemi di lessico si annidano le prime difficoltà che lo storico incontra nel parlare del simbolo medievale. Le lingue europee contemporanee, compresa la tedesca che più di altre ha la capacità di dar vita a nuove parole, non dispongono dell’apparato terminologico in grado di rendere con esattezza la varietà e la sottigliezza del vocabolario latino utilizzato nel Medioevo per definire o attivare il simbolo. Quando, in uno stesso testo, il latino utilizza volta a volta parole come signum, figura, exemplum, memoria,, similitudo – tutti termini che in italiano moderno possono tradursi con «simbolo» – non lo fa indifferentemente, ma al contrario sceglie ciascuna di queste parole con cura poiché ognuna è portatrice di una sfumatura essenziale. Si tratta di termini forti: sono impossibili da tradurre con precisione a tal punto ampio e sottile è il loro campo semantico, ma non sono affatto dei termini intercambiabili. Analogamente, quando per evocare il fatto di «significare» il latino ricorre a verbi come denotare, depingere, figurare, monstrare, repraesentare, significare, non si dà mai tra gli uni e gli altri né equivalenza né sinonimia, ma al contrario la preferenza accordata ad uno di essi corrisponde a una scelta a lungo ponderata che contribuisce ad esprimere al meglio il pensiero dell’autore. Se, per sottolineare ciò che rappresenta simbolicamente il tale animale o vegetale, egli ci dice quod significat, questo non è equivalente a quod representat, né quest’ultima espressione può valere come esatto sinonimo di quod figurat.

Tale ricchezza linguistica e lessicale costituisce già di per sé un documento storico. Essa sottolinea come, nella cultura medievale, il simbolo faccia parte dell’originario bagaglio mentale: esprimendosi attraverso molteplici vettori e ponendosi a differenti livelli di significato, esso concerne tutti i campi della vita intellettuale, sociale, morale e religiosa. Nello stesso tempo simile ricchezza spiega perché il concetto di simbolo si sottragga ad ogni generalizzazione e semplificazione, se non ad ogni analisi. Il simbolo è sempre ambiguo, polivalente, proteiforme; impossibile racchiuderlo in una qualunque formula. Del resto, si esprime non soltanto tramite parole o testi, ma anche attraverso immagini, oggetti, gesti, rituali, credenze e comportamenti. Il suo studio è tanto più difficile dacché ciò che ne dicono gli stessi autori medievali, compresi i più illustri, non esaurisce affatto l’estensione dei suoi campi d’azione né la varietà o la duttilità dei suoi modi di intervento. Per di più, si tratta di oggetto storico per lo studio del quale il pericolo dell’anacronismo si nasconde per il ricercatore dietro ogni nuovo documento. Infine, un simile studio, per il solo fatto d’essere portato avanti, presenta spesso il rischio di far perdere al simbolo buona parte delle sue dimensioni affettive, estetiche, poetiche ed oniriche: proprietà, queste, tuttavia essenziali, necessarie in vista della sua utilizzazione e della sua efficacia.

Autore: Michel Pastoreau
Pubblicazione:
Medioevo Simbolico
Editore
: Laterza (Biblioteca Universale Laterza, 597)
Luogo: Roma-Bari
Anno: 2009
Pagine: 3-4

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