L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (4)

Le scale modali greche si erano formate sulla base di gruppi più primitivi di suoni: i tetracordi; anche in essi naturalmente il numero quattro conservava tutte le ragioni simboliche precedentemente illustrate. Ogni sistema modale era costituito da due tetracordi, avvicinati secondo il metodo della «congiunzione» (συναφή) o della «disgiunzione» (διάζευξις): nel primo caso, a differenza che nel secondo, l’ultima nota del primo tetracordo è anche la prima del secondo.

I rapporti armonici enunciati da Timeo tracciano infatti una scala nel modo dorico, considerato il modo primordiale e più perfetto. Ma nella versione diretta il modo dorico ha lo svantaggio di essere costituito da due tetracordi disgiunti.


Ιl motivo di ciò è evidente: l’ultima nota del primo tetracordo, si, non può essere la prima del tetracordo successivo, che altrimenti si troverebbe sul dissonante tritono si-fa. L’attribuzione delle sfere celesti alle note, seguendo però un criterio di gradualità, non poteva avvenire secondo un sistema disgiunto. Si usava dunque l’ipodorio, in cui gli stessi due tetracordi invertono la loro posizione, dando origine a un sistema congiunto: la nota più acuta (la) veniva affidata al pianeta più veloce (Luna), la più
grave (si) al più lento (Saturno). Tutti gli autori coerenti con la tradizione pitagorico-platonica seguono questo schema, anche se non riportano i motivi che lo hanno originato.


In ogni modo le note più importanti erano la iniziale (nete)
e la centrale (mese),
distante dalla prima una quinta discendente o una quarta ascendente, e i modi medesimi nascono come porzioni della scala primigenia in cui ognuna delle note funziona a turno da nete. Viene così a effettuarsi un mutamento dei rapporti gerarchici tra i suoni e le valenze planetarie ricco di conseguenze.


In ogni modo avrà un influsso particolare il pianeta della nete (e secondariamente della mese).


Dalla tabella, dove ogni mese è riquadrata, si evince facilmente come il dorio goda il benefico influsso del Sole, nel frigio domini Marte, nel lidio Giove, nel misolidio Saturno, nell’eolio la Luna, nello ionio Mercurio, nell’ipolidio Venere.
La nascita del tempo porta, secondo Timeo, alla generazione di due diversi moti celesti: da un lato vi è il cielo delle stelle fisse, dotato di moto regolare e uniforme, dall’altro i pianeti, il cui moto è variabile
e difforme, tutto ciò poiché il primo partecipa della natura dell’Identico e i secondi della natura del Molteplice: in verità, però, uno dei pianeti, il Sole, è dotato di moto regolare, per cui esso partecipa della natura più perfetta del cielo superiore, che media e comunica verso il mondo inferiore: ed infatti esso regola il tempo. Scendendo nel mondo sublunare, la grossolanità della materia è tale che i corpi, partecipi dell’eterogeneità e della molteplicità, faticano a mantenere l’ordine primigenio, deperiscono e muoiono.

Se dunque l’eternità, sempre simile a sé stessa, non può possedere sfumature, il tempo, immagine mobile dell’eternità secondo numero e forma, ammette invece una gradualità di perfezione.

  1. Al primo posto potremmo porre quello che gli Scolastici dicevano aevum:
    un’immagine puramente formale del tempo, dotata di un prima e un poi ma estranea al concetto di inizio e fine; essa è esemplata da Timeo nel moto perfettamente circolare del cielo.
  2. Viene dopo la ‘perpetuità’, di cui sono dotati gli astri, che prevede un inizio ma non una fine, essendo la sostanza degli astri purissima e incorruttibile: Timeo simboleggia questa situazione col moto spiraliforme
    (39d). La spirale origina da un punto preciso ma teoricamente non ha fine; è la combinazione di un movimento circolare con uno rettilineo e rappresenta l’evoluzione (intendendo il termine in senso puramente letterale).
  3. Si ha infine la ‘durata’, dotata di inizio e fine, completamente soggetta alle regole del divenire.

L’uomo, sempre secondo Timeo, ha una posizione particolare nel cosmo: la sua anima è immortale e composta della stessa sostanza dell’anima mundi,
ma non così pura; essa riflette in sé l’armonia cosmica, ma questo riflesso è in costante pericolo per il suo continuo contatto con la natura caotica dell’ὕλη, onde Timeo parla metaforicamente di giri dell’anima disordinati e turbati che devono essere riportati all’ordine primitivo. Il ripristino di quest’armonia all’interno dell’uomo corrisponde alla «ricomposizione dei misti» alchemica e, sempre nel discorso di Timeo, può applicarsi in due direzioni, quella dell’intelligenza e quella della necessità. L’intelletto umano è naturalmente portato verso l’alto, per cui riportare in esso l’armonia è opera di contemplazione delle armonie celesti (47b-c); la necessità (che nell’uomo governa le facoltà inferiori e il corpo) tende verso il basso, per cui sarà l’intelligenza a dominare la necessità, esattamente come avviene nell’ordine cosmogonico (48a). Questo dominio dell’intelligenza, che è anche un ristabilimento di ordine e gerarchia, agisce a diversi livelli: tale sarà l’opera del medico sul malato, del saggio nel governare lo

stato, del maestro nell’educare l’allievo. Ma non solo medicina, politica e pedagogia entrano in questo disegno poiché, invero, è l’intero operato dell’uomo a doverne essere coinvolto: si ha così una ‘via dell’azione’ complementare alla ‘via della conoscenza’, che rimane pur sempre superiore: ad esse corrispondono il karma-mârga e il jnâna-mârga della tradizione indù, e la ‘vita attiva e la ‘vita contemplativa della filosofia medievale. Il primo risultato sarà il conseguimento della σωφροσύνη, la saggezza come dominio di sé e delle passioni; essa produrrà in seguito l’εὐδαιμονία, la felicità; giungere infine alla perfezione (τελείωσις) significa ottenere lo stesso risultato cui mira l’iniziazione (τελετή), cioè attingere allo stato divino.

Autore: Bruno Cerchio
Pubblicazione:
Il suono filosofale. Musica e Alchimia
Editore
: Libreria Musicale Italiana (Musica Ragionata, 2)
Luogo: Lucca
Anno: 1993
Pagine: 20-24
Vedi anche:
L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (1)
L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (2)
L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (3)

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