L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (3)

Nel Timeo il demiurgo divide la gamma in lunghezza, dispone le due parti in forma di croce e le curva in foggia circolare. Di questi due cerchi intersecantisi, l’esterno è quello dell’Identico, mentre l’interno è il cerchio dell’Altro: il primo, più vicino alla realtà principiale, viene perciò piegato a destra e dotato di moto uniforme; il secondo, in quanto partecipe del molteplice, si scinde in sette ed è inclinato a sinistra. Questa descrizione richiama immediatamente una situazione astronomica, il cerchio dell’Identico sembrando quello dell’equatore celeste (cui si legherà il cielo delle stelle fisse), dotato dell’uniforme moto diurno, e il cerchio dell’Altro parendo l’eclittica, dotata delle sette sfere planetarie coi loro moti difformi.

La dimensione astronomica è però già un’incarnazione concreta del simbolo, mentre il demiurgo si muove qui ancora nel mondo archetipale, ed è quindi secondo quest’ordine di idee che le sue azioni vanno interpretate. La disposizione delle due parti della gamma in forma di croce sigla il momento primo della manifestazione: l’asse verticale (che diverrà il cerchio dell’Identico) è la «via del Cielo», il principio attivo che mantiene aperta la comunicazione ascensionale con gli stati superiori dell’essere; l’asse orizzontale (che sarà il cerchio dell’Altro) incarna il principio passivo, la «via della Terra», secondo la quale si esplica la moltiplicazione delle modalità d’esistenza. Seguitando l’ordine della manifestazione, si ha un momento in cui le quattro direzioni della croce vanno considerate separate dal punto centrale originario (4 + 1 = 5); poi l’emergere della dimensione solida muta l’asse orizzontale in una nuova croce, per cui avremo una croce tridimensionale con due nuove braccia e tre assi invece di due (4 + 2 = 3 x 2 = 6): le sei braccia sono le direzioni dello spazio da cui, distinguendo il punto d’emanazione, si raggiunge il numero Sette.

La nuova terna di numeri (5, 6 e 7) rappresenta dunque gli archetipi del mondo naturale e della generazione, contrapposti ai primi quattro numeri e alle loro potenze, archetipi del mondo spirituale. La natura fondamentalmente ambigua dell’anima mundi partecipa del simile e del dissimile, emblematizzati dal cerchio dell’Identico (che collega al mondo superiore) e dal cerchio dell’Altro (che prepara la discesa al mondo inferiore).

La partecipazione al principio generativo è manifestata in quest’ultimo cerchio dal suo scindersi in sette circonferenze: «Le modalità di uno stesso stato […] possiamo rappresentarle mediante circonferenze concentriche, tracciate nello stesso piano orizzontale, e aventi per centro comune il centro stesso di questo piano, cioè, secondo quanto abbiamo spiegato in precedenza, il suo punto d’incontro con l’asse verticale».

«In questo modo diventa evidente che ogni modalità è finita, limitata, perché rappresentata da una circonferenza, cioè da una curva chiusa, o per lo meno da una linea i cui estremi ci sono noti e si possono considerare dati; d’altro canto, però, tale circonferenza comprende una moltitudine indefinita di punti, che rappresentano l’indefinita delle modificazioni secondarie implicite nella modalità considerata, qualunque essa sia»

Ma l’archetipo musicale è precedente alla moltiplicazione del cerchio dell’Altro: esso infatti non partecipa dei numeri 5, 6 e 7, che incarnano l’immanenza, ma solo dei primi quattro numeri, quelli più vicini al Principio. E perciò i numeri presenti nella gamma pitagorica (vedi tabella I) non sono generati da 5, 6 e 7, ma solo dal quaternario. Il simile, anche moltiplicandosi, mantiene la sua natura e non partecipa del dissimile: perciò 5, 6 e 7 li potremo solo individuare in forma esponenziale nelle potenze dei primi numeri. Infatti nella tabella I troviamo i numeri 243 (= 35), 64 (= 26) e 128 (= 27). Ma essi si manifestano indirettamente anche in altro modo: sono le potenze del Tre a generare suoni nuovi nella gamma, e ciò tramite l’intervallo musicale di quinta:
1 intervallo d’ottava invece, generato dalle potenze del Due, permette di riportare tutti i suoni entro la gamma di sette note, espresse dai seguenti rapporti numerici:

1    8/9    64/81    3/4    2/3    16/27    128/243

cioè

1    22/32    26/34    3/22    2/3    24/33    27/35

Queste partecipazioni indirette dei numeri 5, 6 e 7 alla gamma musicale sono le uniche ammesse dal pitagorismo, il che costituirà un’interdizione bimillenaria all’introduzione di diversi rapporti numerici nella gamma.

Solo a questo punto, nel mito del Timeo,
interviene la creazione del cielo e del tempo: «Il tempo dunque fu fatto insieme col cielo, affinché, generati insieme, anche insieme si dissolvono, se mai a loro avvenga alcuna dissoluzione; e fu fatto secondo il modello dell’eterna natura, affinché le sia simile quanto più possa. Perché il modello esiste per tutta l’eternità, e il cielo per tutto il tempo sino alla fine è esistito, esiste ed esisterà. Dunque per tale ragionamento e pensiero di dio furono fatti il Sole e la Luna e altri cinque astri, che si dicono pianeti, per distinguere e guardare i numeri del tempo». Il tempo, immagine mobile dell’eternità, partecipa dell’armonia e così pure gli astri che lo misurano e sono sette perché tale è il numero che manifesta i vari livelli dell’arché nel mondo fisico, onde essi costituiscono quasi una scala dal cielo al mondo sublunare — scala che può essere paragonata a quella musicale, ricordando però che la gamma musicale, nel suo aspetto concettuale, è l’archetipo stesso dell’ordine fisico, e quindi superiore a quello planetario: si attribuiranno perciò i pianeti alle note e non viceversa.

Autore: Bruno Cerchio
Pubblicazione:
Il suono filosofale. Musica e Alchimia
Editore
: Libreria Musicale Italiana (Musica Ragionata, 2)
Luogo: Lucca
Anno: 1993
Pagine: 18-20
Vedi anche:
L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (1)
L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (2)

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