Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (3)

La poesia nel suo insieme chiarisce una struttura di fondo dell’Essere che deve venire intesa principalmente a partire da dottrine filosofiche neoplatoniche. Questo è incluso nel movimento corrispondente in modo dialettico di processione e ritorno, prohodos ed epistrophé. Una normatività di fondo di tal genere determina non soltanto la totalità della realtà, bensì anche le singole sfere e le singole essenze in esso. Il modello più generale di questo movimento dialettico è l’operare dell’Uno o Bene che nell’agire permane in sè ed assoluto: esso è il fondamento e l’inizio che dona, che rende partecipe della sua Bontà e Unità e cosi costituisce l’Essere, ma insieme è anche il fine del movimento di ciò che si sviluppa da lui. In modo analogo va visto l’essere e l’operare di Dio come viene rappresentato dall’Inno: permanendo «invariabile» in sè (stabilis manens: 3) è l’origine universale del movimento, e con questo anche dell’Essere di ciò che viene mosso e della materia come mezzo di movimento: terrarum caelique sator (2, corrispondente alla denominazione creator o conditor), principium (28), fons et origo (πηγή – ἀρχή) . L’Essere mosso dal Principio come l’essere che è, ossia che muta, è determinato dalla temporalità: il tempo deriva dal creator e, insieme col cosmo, diventa la sua struttura di movimento. Il permanere-immutabile-in-sè del Dio che opera verso l’«esterno» e che cosi pone il cosmo temporale, corrisponde al suo puro Essere o all’«Essere stesso» (esse ipsum). Questo è in lui, di per sè esente da tempo, autopresenza assoluta, vita infinita, in cui «Tutto contemporaneamente» attraverso un movimento trinitario riflessivo viene concentrato verso una Unità originaria . Secondo la concezione neoplatonica dell’Unità e della sorgente che si riversa, l’Essere di Dio attraverso o nel suo atto creativo non toglie se stesso, esso permane immutabile in sè, assolutamente se stesso. La processione, l’alienazione creativa di Dio viene spesso denominata nell’lnno, per esempio con il ab aevo ire iubes (2 s.), da valutare in senso cristiano (il tempo deriva, per ordine di Dio, dall’eternità); con l’altrettanto attivo ducis ab exemplo (7), che corrisponde alla rappresentazione platonica almeno nel fatto che il Demiurgo ha ordinato il mondo contemplando l’Essere paradigmatico delle Idee; con il provehis (19; παράγειν) e seris (20), che si riferiscono al produrre anima e vita. La processione o la produzione attiva del mondo equivale cosi ad un dispiegarsi delle strutture ideali o delle Idee quali abbozzi in anticipo del mondo nel pensiero divino (mente gerens: 8). Alla questione sulla causa motrice o il perché di questa processione può essere data una risposta a partire da una comunanza, il concetto del Bene, ricca di prospettive tanto in senso greco che cristiano: la «figura del sommo Bene» «immanente» in Dio (5 s.), ossia a lui identica, o la «sorgente del Bene» (23), cioè il Bene stesso come fonte di tutto il Bene generato, è libera da un trattenersi «gelosa» in se stessa; essa piuttosto rende partecipi «senza invidia» (ἀ-φθόνως) della propria pienezza: essere «Livore carens» (6) corrisponde interamente alla definizione platonica e neoplatonica del Bene, che Plotino rende evidente in modo particolare nella metafora della sorgente che non diminuisce nel riversare se stessa. L’intenzione e Patto del far partecipare alla propria pienezza deriva dal Bene stesso; nessuna causa «esterna» lo può spingere a questo (quem non externae pepulerunt… causae: 4). Il Bene dunque si «decide», per cosi dire, come causa sui, liberamente al dispiegamento di se stesso e perciò all’inizio temporale di Essere e Movimento. Questo aspetto realizzala convinzione primariamente cristiana che Dio abbia creato il mondo per una decisione libera, fondata sulla riflessione, oppure per una grazia ed un amore donativi . A quest’ultimo si avvicina senza dubbio anche il concetto procliano dell’ἔρος προνοητικός, dell’«amore provvidente», che proviene dal Demiurgo e garantisce nel mondo l’azione ordinatrice e conservatrice all’essere, del Bene assoluto, ultimamente dell’Uno, mediandolo attraverso «gradi». Risultato della processione creatrice è il mondo come immagine dell’archetipo (similique in imagine formans: 8; simili convertit imagine: 17). Attraverso la somiglianza dell’immagine all’archetipo plasmatore, che crea dalle Idee come artifex (exemplum, παράδειγμα, ἀρχέτυπον) ad esso è immanente un movimento che riconduce o ricollega il creato all’origine creatrice: il movimento dell’epistrophé, complementare alla processione. Questo si manifesta da una parte nell’autoriferimento dell’Anima del mondo in cui si fonda l’unione vivente o l’intima connessione della realtà nel suo complesso ed il suo movimento regolare; inoltre esso si mostra nel suo movimento circolare intorno alla profunda mens, che a sua volta è misura del movimento circolare del cielo (16 s.) . L’Anima del mondo nella sua riflessione su se stessa è dunque insieme circolo intorno allo Spirito. Cosi essa documenta il concentrarsi di se stessa e di ciò che governa ordinandolo verso una origine comune. Il ritorno o volgersi all’indietro dell’immagine all’archetipo, malgrado la differenza che è data insieme con l’essere creato, segue la massima neoplatonica secondo la quale tutto ciò che è causato ritorna alla sua causa, rimane necessariamente legato ad essa e in questo ritorno si assicura la conservazione dell’essere che gli è peculiare: il singolo è «se stesso» proprio solo attraverso questo ritorno. Attraverso questo diventa visibile nella realtà del mondo che l’inizio assoluto, fondante e la meta conclusiva del movimento sono l’unica e medesima cosa, principium… terminus idem: 28). In questo pensiero sono convergenti l’autoaffermazione di Dio nell’Apocalisse (1,8): «Io sono l’A e la O, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine» ed il duplice momento essenziale dell’Uno assoluto, motore, che è insieme meta-causa operatrice o paradigmatica e che muove verso di sè. L’ἔρος προνοητικός ha allo stesso modo il suo pendant nell’ ἔρος ἐπιστρεπτικός, l’Eros «che ritorna» o «che riporta» : questo è la forza che riconduce all’essere-causato complessivo oltre la sua particolarità e al fondamento universale: il movimento che raccoglie il molteplice nell’unità come risposta al movimento traboccante del Principio. Con ciò la processione non si «disperde» diffondendosi, bensì viene delimitata in una unità in sè differenziata ordinata dai suoi molteplici rapporti. Tuttavia la determinatezza nel Tutto e nei particolari caratterizza in modo preciso l’essere «al di fuori» dell’origine.

Autore: Werner Beierwaltes
Pubblicazione:
Pensare l’Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi
Editore
: Vita e Pensiero (Temi metafisici e problemi del pensiero antico. Studi e Testi, 17)
Luogo: Milano
Anno: 1991
Pagine: 281-284
Vedi anche:
Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (1)

Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (2)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...