La struttura numerica dell’anima del mondo [Timeo 35 B 4-36 B 6] (6)

Le fasi del procedimento messo in opera dal demiurgo sono ispirate a criteri diversi: la prima e la seconda a criteri aritmetici, la terza a criteri musicali. Ora, con numeri e con l’aritmetica si ha a che fare anche nella terza fase, quella musicale: la musica infatti è qui intesa razionalisticamente come analisi e studio di rapporti fra suoni, non come pratica empirica, come esecuzione di brani su uno strumento. Con la musica invece le prime due fasi non sembrano dal canto loro intrattenere una relazione altrettanto stretta: tanto è vero che, come notano tutti i commentatori, la gamma indicata dall’intervallo 1 ~ 27, che corrisponde a quattro ottave, una quinta, un tono, non ha in musica nessun significato; è per di più un’estensione totalmente sconosciuta alla pratica strumentale antica oltre che superiore alle possibilità canore della voce umana più allenata. In secondo luogo, nella seconda fase il riempimento degli intervalli avviene per mezzo di due ‘medie’: si fa uso cioè di un concetto squisitamente aritmetico, del quale Platone ha già parlato, qualificandolo come potente vincolo tra gli elementi del corpo del mondo. Esse sono state quindi introdotte con la loro consueta funzione: quella di legame.

Dietro la scelta di Platone vi è l’intento di assicurare la massima coesione all’anima. Così, credo, si spiega la presenza dell’1, il parìmpari, principio della serie numerica perché capace di produrre il pari e il dispari; del 2, il primo pari; del 3, il primo dispari; del 4 e del 9, primi quadrati nella serie rispettivamente dei pari e dei dispari; dell’8 e del 27, primi cubi delle due serie. E’ noto infatti che per i greci la distinzione tra pari e dispari non era un che di secondario come può apparire a noi, ma un carattere fondamentale della successione numerica: tanto importante che alcuni usavano attribuire qualità opposte a ciascuna delle due serie. Il coinvolgimento, nella strutturazione dell’anima, di “rappresentanti” di tutt’e due le serie, del loro principio e delle forme risultanti dalle prime ed elementari operazioni con essi (cioè quadrati e cubi) può caricarsi allora di un significato non trascurabile. Tutti i numeri prendono parte, attraverso i loro “rappresentanti”, all’organizzazione del materiale psichico grezzo; l’inserzione delle medie negli intervalli dà luogo a proporzioni particolarmente efficaci nell’opera di coesione, appunto perché costituite da numeri particolari, che rimandano all’intera successione numerica, di cui costituiscono, per così dire, l’ossatura e l’intelaiatura.

Dal riempimento degli intervalli di 4/3 si ottengono nelle due serie risultati diversi. L’operazione sembra avere un senso unicamente nel caso degli intervalli doppi: individua infatti ciascuno dei suoni di tre ottave, per giunta del modo dorico, il più amato da Platone. La struttura dell’anima non è così solo aritmetica, ma anche musicale: un’aggiunta di ordine e compattezza che corona il lavoro del demiurgo, comportando l’esaurimento del materiale psichico frutto della mescolanza. Quanto agli intervalli tripli, ritengo che il riempimento non abbia effettivamente, proprio come sembra, un significato preciso: la loro funzione si esaurisce nelle due sezioni propriamente matematiche, dove invece giocano un ruolo indispensabile. Questo fatto si giustifica appunto con la preminenza delle considerazioni aritmetiche su quelle musicali.

Il demiurgo, organizzata l’anima, si accinge a nuove operazioni di divisione. Questa volta taglia in due il composto nel senso della lunghezza, ottenendo così due strisce; poi le sovrappone a x e le piega a cerchio. Infine suddivide una delle due strisce in sei parti, ricavando sette cerchi, disuguali secondo gli intervalli doppi e tripli: sono i cerchi, ossia le orbite, dei pianeti. Come vuole Brisson, il demiurgo alle prese con l’anima è paragonabile a un fabbro che costruisce una sfera armillare (κρικωτὴ σφαῖρα), allora si può dire che in questo momento ha inizio il taglio dei cerchi, delle armille (κρίκοι). La prima operazione è stata la fusione dei metalli (cioè di essere, identico e diverso) in un crogiolo; da qui si è ricavata una lega (un materiale psichico grezzo, fuor di metafora). Ora, così come si trova, questa lega non è utilizzabile: perché lo diventi è necessario temprarla: appunto all’operazione di tempra, che rende compatto e pronto all’uso il metallo, si può assimilare la divisio animae. Ora l’anima, resistente perché temprata, è pronta all’uso: potrà così «sorreggere e governare la natura», espressione da cui, secondo l’etimo proposto in Cratilo 400 b 1-2, deriverebbe il termine ψυκή):


Autore Davide del Forno
Pubblicazione «Elenchos. Rivista di studi sul pensiero antico» 26 (I)
Editore Bibliopolis
Luogo Napoli
Anno 2005
Pagine 24-32
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