Principio di individuazione

Gli Scolastici considerano la materia come costituente il principium individuationis. Per ben capire di che si tratta, è in definitiva sufficiente, senza affatto uscire dai limiti del nostro mondo, di considerare la relazione fra gli individui e la specie: in tale relazione, la specie è dalla parte della «forma» o dell’es­senza, mentre gli individui, o meglio ciò che li distingue all’in­terno della specie, sono dalla parte della «materia» o della so­stanza[1].

La questione del «principio d’individuazione» si riduce in definitiva a questo: gli individui d’una stessa specie partecipano tutti di una stessa natu­ra, che è propriamente la specie stessa, e che si trova ugualmente in ognuno di essi; che cosa fa sì che questi individui, malgrado tale comunità di natura, siano esseri distinti e anche, per meglio dire, separati gli uni dagli altri? È sottinteso che qui si tratta degli individui esclusivamente in quanto appartenenti alla specie, in­dipendentemente da tutto ciò che può essere in essi sotto altri rapporti, dimodoché la questione potrebbe anche esser formulata così: di quale ordine è la determinazione che si aggiunge alla natura specifica per fare degli individui, nella specie stessa, degli esseri separati? È questa determinazione che gli Scolastici riferi­scono alla «materia», cioè in fondo alla quantità, secondo la loro definizione della materia secunda del nostro mondo; e così la «materia» (o la quantità) appare propriamente come un prin­cipio di «separatività». Si può ben dire, in effetti, che la quan­tità è una determinazione che si aggiunge alla specie, in quanto quest’ultima è esclusivamente qualitativa e quindi indipendente dalla quantità, mentre gli individui, per il solo fatto di essere «incorporati», rientrano in tutt’altro caso; e, a questo propo­sito, bisogna far bene attenzione ad evitare di concepire la specie come una «collettività»; questa non è nient’altro che una som­ma aritmetica d’individui, cioè, contrariamente alla specie, qual­cosa di prettamente quantitativo.

Negli individui la quantità predominerà tanto più sulla qualità, quanto più sa­ranno ridotti ad essere, se così si può dire, dei semplici indivi­dui, e quanto più saranno, appunto per questo, separati gli uni dagli altri. Tale separazione fa degli indi­vidui solo altrettante «unità», nel senso inferiore del termine, e del loro insieme una pura molteplicità quantitativa; al limite, questi individui saranno praticamente paragonabili ai pretesi «atomi» dei fisici, sprovvisti cioè di ogni determinazione qua­litativa; e benché, di fatto, questo limite non si possa raggiun­gere, è pur questo il senso in cui il mondo attuale si dirige.

Ovunque e sem­pre di più, ci si sforza di ricondurre ogni cosa all’uniformità, si tratti degli uomini stessi, o delle cose in mezzo alle quali vi­vono, ed è evidente che un risultato del genere non può otte­nersi se non sopprimendo, per quanto possibile, ogni distinzione qualitativa; taluni scambiano volentieri questa «uniformizzazione» per un’«unificazione», mentre, in realtà, essa ne rappresenta esattamente l’inverso, cosa del resto evidente dal momento che essa implica un’accentuazione sempre più mar­cata della «separatività».

La quantità può soltanto separare, non unire; sotto forme diverse, tutto ciò che procede dalla «materia» non produce altro che antagoni­smo fra quelle «unità» frammentarie che sono all’estremo op­posto della vera unità, o che almeno vi tendono con tutto il peso di una quantità non più equilibrata dalla qualità.


[1] Da segnalare che a questo proposito si presenta una difficoltà almeno apparente: nella gerarchia dei generi, se si considera la relazione d’un genere con un altro genere più particolare che ne sia una specie, il primo svolge la funzione di «materia», e il secondo quella di «forma»; a prima vista la relazione pare quindi applicata in senso contrario, mentre, in realtà, essa non è paragonabile a quella tra specie ed individui; da un punto di vista pura­mente logico, tale relazione d’altronde corrisponde a quella esistente tra un soggetto ed un attributo, dove il primo designa il genere, il secondo la «differenza specifica».


Autore René Guénon
Pubblicazione Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi
Editore Adelphi (Il Ramo d’Oro, 8)
Luogo Milano
Anno 1989
Pagine 49-51
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