Il concetto agostiniano di numerus e i suoi nessi col pensiero platonico e neoplatonico (2)

Considerando che i numeri creativi nello Spirito di Dio equivalgono alle Idee, Agostino recepisce in sé in modo abbastanza evidente filosofemi neopitagorici e neoplatonici. Con ogni probabilità, l’Introductio arithmetica del neopitagorico Nicomaco di Gerasa ha avuto una grande importanza per la formulazione della nozione agostiniana di numero. All’epoca di Agostino, essa era disponibile in una traduzione di Apuleio[1]. Secondo le principali riflessioni di Nicomaco, l’ordine del cosmo si fonda sui numeri, che però sono strutture concettuali divine. La parte centrale dell’Introductio si può utilizzare come commentario ai fondamenti del pensiero agostinia­no: «Tutto ciò che dalla Natura viene ordinato nel cosmo in disposizione artistica secondo parte e tutto, appare essere articolato e ordinato, secondo il numero, dalla Provvidenza e dallo Spirito che plasma l’universo, che tiene presente un paradigma originario come modello; ed esso, poiché il numero è preesistente nel pensiero di Dio che plasma il mondo, è intellegibile e assolutamente immateriale, l’autentico Essere atemporale, cosicché sulla base di esso, similmente ad un progetto artistico, porta a compimento tutte queste cose: tempo, movimento, cielo, astri e le molteplici volte celesti»[2]. – La ribadita identità di numero e idea demiurgica, che pone l’ordine dell’uni­verso, viene fondata in modo particolare e articolato da Plotino nell’Enneade VI 6 («Sui numeri»). Il nucleo della riflessione plotiniana consiste nella spiegazione della nozione di νοῦς. Si tratta di un’identità dialettico-atem­porale auto-esplicantesi di Pensare ed Essere. Ma l’Essere del νοῦς è l’unità molteplice delle Idee, articolata grazie all’alterità. Se, dunque, il νοῦς pensa se medesimo, allora pensa le Idee come il suo Essere. I «numeri essenzializzati» (οὐσιώδης ἀριθμός), allora, posseggono le caratteristiche del Principio per la struttura ontologica le Idee. Essi fondano l’unità individuale di ogni Idea e ordinano l’insieme delle Idee in un κόσμος νοητός. Inoltre, producono in ogni Idea limite, determinazione (πέρας) come fondamento dell’Idea. Dato che costitui­scono l’essenza dell’Idea, essi sono fondamentalmente diversi dai numeri matematici astratti (μοναδικὸς ἀριθμός), i quali, nella numerazione, non intendono indicare alcuna realtà, cioè non possono essere considerati in senso ontologico. Pertanto, i numeri essenzializzati si tro­vano nello Spirito non isolati dal loro oggetto di riferi­mento, le Idee, bensì sono essi stessi Spirito, così come le Idee. Così come l’Unità dell’Intero (νοῦς), come anche la Differenza fondante del singolo (Idea), nell’autoidentità: dunque l’unità nell’alterità è il suo compito specifico. Queste «Idee-numeri», attraverso l’azione demiurgica del νοῦς, diventano gli elementi costitutivi anche degli enti sensibili. «Quindi l’Essere è numero unificato, l’Ente è numero esplicato, lo Spirito è numero che si muove in se stesso, il Vivente è numero che comprende in sé gli altri. Inoltre, l’Essere, in quanto deriva dall’Uno, nella misura in cui questo era Uno, deve anche essere numero; per questa ragione è stato detto che anche le Idee sono unità e numeri. E questo è il numero essenzializzato; deve esse­re tenuto distinto dal numero che si definisce monadico, che è una sua immagine. Il numero essenzializzato è quel­lo che viene contemplato nelle Idee e che insieme le genera, ma il suo livello più alto è il numero che è nell’Essere, che è insieme all’Essere e che viene prima dell’Ente. E in esso l’Ente ha il suo fondamento, la sua fonte, la sua radice e il suo principio»[3]. – Il tardo Neoplatonismo articola l’azione del Demiurgo, che rende i numeri ideali operativi nell’Ente, e, in tal modo ordina l’Ente medesimo, con la triade ἀριθμός – ὄγκος – δύναμις. Questi tre elementi garantiscono la «coesione» intellegibilmente fondata (δεσμός, ἀναλογία, συνέχεια) del cosmo[4].

In questo contesto, si può dimostrare che il tentativo di Plotino di comprendere l’Essere dello Spirito a partire dal numero essenzializzato è da interpretare, nell’ottica dell’influsso storico, come una precisa esplicazione teore­tica dei filosofemi dell’Accademia antica, che risalgono alle dottrine non scritte di Platone[5]. Questi, in una certa misura, sono per noi ancora comprensibili nella nozione di Dio formulata da Senocrate: Dio è insieme νοῦς e μονάς. Egli pensa se stesso nelle Idee in quanto numeri. A partire da tale nozione di Dio, appare legittima e sen­sata un’interpretazione del Dio aristotelico, che intende il suo «Pensiero di se medesimo» non come una conclusio­ne del sistema che si pone la necessità del pensiero, ma in modo vuoto e astratto, bensì che la pone in quanto capa­ce di determinarsi anche dal punto di vista del contenuto[6]. Questo Pensiero di se stesso del Dio aristo­telico, inteso in questo modo, ancora una volta diviene produttore di misura per la struttura dell’atto di pensie­ro, come è stata sviluppata da Plotino per quel che riguarda il νοῦς assoluto[7]. Così diventa evidente che Plotino, nella costituzione dello Spirito che pensa se medesimo a partire dal numero, ha sintetizzato l’imposta­zione di Senocrate, di Aristotele e del Neopitagorismo in una nuova e organica figura di pensiero, che completa la tradizione. Questo è il modello filosofico per la concezio­ne teologica del Creatore.


[1] A. Solignac per primo ha notato la dipendenza di Agostino da Nicomaco: Doxographies et manul dans la formation philosophique de saint Augustin, «Recherches Augustiniennes», 1 (1958), pp. 113-148, soprattutto pp. 133ss. Gli scritti propri di Apuleio erano conosciuti da Agostino; egli cita, per esempio, passi del De deo Socratis in De civitate Dei, VIII, 15, 18; IX, 8, 16.

[2] Nicomaco, Introductio aritmetica, I, 6; 12, 1-2, Hoche.

[3] Plotino, Enneadi, VI, 6, 9, 29-30.

[4] Cfr. Proclo, In Platonis Timaeum, I, 300, 14ss.; II, 21, 22ss.; 25, 1ss. Theologia Platonica, V, 20; 288, 50ss. Il punto di partenza platonico è Timeo, 32A.

[5] Si veda a proposito l’illuminante discussione in H. Krämer, Der Ursprung der Geistmetaphysik. Untersuchungen zur Geschichte des Platonismus zwischen Platon und Plotin, Amsterdam 1964, pp. 292ss.

[6] Ibid., pp. 159ss.

[7] P. Hadot, Être, vie, pensée chez Plotin at avant Plotin, in AA.VV., Les Sources de Plotin, Genève 1960, p. 112.


Autore Werner Beierwaltes
Pubblicazione Agostino – La natura del bene
Editore Rusconi
Luogo Milano
Anno 1995
Pagine 249-251
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