L’uomo accresce se stesso quando rigetta la quantità

In un vivente, infatti, la vita non arriva sino a un certo punto e poi non si estende al tutto: essa invece è in ogni dove. Ma se qualcuno si domanda ancora in qual modo, si ricordi che la potenza non è una certa quantità ma che, dividendola col pensiero all’infinito, egli viene ad avere sempre la stessa potenza profonda e infinita, poiché essa non ha materia così da dover diminuire con la grandezza della massa e diventare più piccola.

Se tu vuoi intuire l’inesauribile infinitezza che è in lei, la sua natura infaticabile, possente e indefettibile che ferve, diciamo così, di vita [i], sia che tu ti volga in qualche parte o guardi a qualche cosa, non la troverai; anzi, ti accadrà il contrario, poiché non potrai, benché ti accompagni ad essa, sorpassarla, e nemmeno potrai con diminuzioni successive fermarla, come se essa, esaurendosi a poco a poco, non riuscisse a darti più nulla. Anzi, o tu riuscirai a correre insieme con essa – meglio se ti stabilisci nell’universo –, e allora non cercherai più nulla; oppure rinuncerai e ti rivolgerai ad altro, e cadrai e non vedrai più la sua presenza perché guarderai qualcosa d’altro.

E se non cercherai più nulla, come potrai credere ancora a cosa tanto grande?

Tu sei già arrivato nel Tutto e non indugi più in una sua parte e non dici più di te stesso: «Come sono grande!», ma lasci da parte questa grandezza per diventare «tutto». Eppure eri «tutto» anche prima; ma poiché ti sei aggiunto qualcosa d’altro oltre il tutto, tu, proprio per questa aggiunta, sei diventato piccolo, poiché l’aggiunta non veniva dal Tutto – al quale non si può aggiungere nulla! – bensì dal non-tutto. Ma se uno s’è fatto qualcuno per mezzo del non-essere, egli è non-tutto, e sarà tutto quando avrà eliminato il non-essere.

Tu dunque aumenti te stesso quando getti via le altre cose e il Tutto ti si fa presente quando le hai eliminate; ma a chi resta con le altre cose, esso non si manifesta. Egli però non è venuto per starti vicino, ma sei tu che te ne vai quando Egli non ti è presente.

E se tu te ne sei andato, non sei andato via da Lui – poiché Egli è sempre presente – e nemmeno sei andato altrove, ma, pur restando presente ti sei voltato dall’altra parte.

Così avviene che anche gli altri dei, benché molti uomini siano presenti, si manifestano talvolta a uno solo, poiché soltanto questi sa guardare. Ma questi dei sotto molti aspetti percorrono le città [ii], ma al Dio supremo si rivolgono le città e tutta la terra e tutto il cielo; per Lui e in Lui essi sussistono e [35] da Lui traggono il loro essere; gli enti reali, sino all’Anima e alla Vita, sono sospesi a Lui e, nell’inestesa infinitezza, arrivano all’Uno.


[i] Cfr. Aristotele, L’anima, A 2, 405 b 28.

[ii] Omero, Odissea, XVII 486; Platone, Repubblica, 381 D 4.


Autore Plotino
Pubblicazione Enneadi [VI, 5, 12]
Editore Rusconi
Luogo Milano
Anno 1992
Pagine 1165-1167
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