Il linguaggio della costruzione

La casa non è un mero riparo per il corpo, un luogo di soggiorno e di quieta residenza. Anche la casa dei tempi più remoti, più antichi o, come siamo soliti dire, più oscuri dell’umanità, conserva qualche luminosità. La coscienza destata subito stende la cupola delle sue immagini sotto la volta reale della grotta. La casa non è soltanto uno scudo per il corpo davanti al destino gelido, una tettoia sopra la testa come riparo da un cielo sfavorevole; non è solo un fondamento asciutto in un mare di fango. La casa è sempre un impianto sopra il focolare, il fuoco sacro che raccoglie la vita. Sia essa concepita come, dimora di Dio, come palazzo con i cortigiani sul colle del potere, come deposito della legge o della preda, come cellula anonima ma viva nell’organismo della città, la casa è sempre un messaggio essenziale della vita.
La costruzione umana è un linguaggio. La casa e la chiesa enunciano un significato con un segno. L’edificio è un posto conquistato: dà senso al centro di un determinato ambiente. È sempre circondato dall’orizzonte. L’edificio riconosce il cerchio, così che pare che attorno al suo asse giri la cupola celeste, con il sole di giorno e le stelle di notte. L’ambiente di stabile residenza diventa un orologio che batte la giovinezza e la vecchiaia dei suoi abitanti, annota il tempo che passa, piccolo e grande, dall’alba alla sera, dalla culla alla tomba. La casa distingue la luce e le tenebre, differenziando il tempo del lavoro da quello del riposo. La casa dà un ritmo alla durata orizzontale, verticale e trasversale, essa scruta gli avvenimenti e trasforma il loro sistema cosmologico nella propria struttura corporale, terrestre, lignea, pietrosa, geometrica.
La costruzione, allora, è sempre circondata dal mondo della stabilità e del cambiamento. Il costruttore radica l’essenza del luogo nell’unità di tempo e di spazio. La costruzione umana è un progetto del mondo. Essa ordina le leggi della realtà secondo le esigenze dei suoi bisogni. La casa umana ed i templi divini riconoscono nel mondo e nell’universo primariamente il cerchio, il quadrato e il triangolo: crucciano la linea dritta dell’asse costruttivo; posano le fondamenta sul cuore del mondo; alzano i muri secondo l’ordine del piombino e della gravitazione; aprono le finestre per la luce e gli anni Luce, e la porta per l’uscita ed il ritorno. A proposito della porta, ricordiamoci che è costruita per dare un soggiorno sicuro e una notte tranquilla. Attraverso essa passa l’uomo intero: largo, alto, profondo. Davanti e oltre la soglia sono altri tempi e altri spazi. La porta è il punto del ritorno dal vasto mondo. Su di essa posa la gloria e la tristezza del commiato. Si dice: «Bussate e vi sarà aperto!». Quando bussiamo con il picchiotto c’è sempre ragione di sperare. Non ci sono propriamente case vuote, disabitate. In esse abita sempre l’inquilino più silenzioso: il Costruttore.
La casa ed il tempio sono concetti di contenuto prettamente etico. Non sono in grado o non vogliono ingannare: cercano di essere costruiti secondo una legge chiarissima, nella paura e nell’amore.
Per vivere è necessaria una determinata casa-scatola. La civiltà e la cultura si sviluppano esclusivamente nella scatola ed entro i rettangoli dei suoi lati. Siamo attorniati dal principio del quadrato. Appunto la nostra epoca ha elevato il concetto di composizione ortogonale e cubica fino al grado di massima chiarezza. Tutto il nostro ambiente è saturato da linee orizzontali e verticali, e così pure il nostro interno. Il futuro, il passato ed il presente sono soltanto modalità delle disposizioni ortogonali.
Euclide già da tempo ha concepito la forza mentale come una forza ortogonale con la propria lunghezza e larghezza. Ha descritto i rapporti con linee, superfici e cubi. Le relazioni del soggetto e del predicato nella frase sono altrettanto geometriche come lo spazio, ed il giudizio è una copertura convenzionale di determinati quadrati o una conglobazione di determinati cubi. Anche i nostri pensieri sono modellati e combinati secondo componenti ortogonali. L’edificio della scienza, secondo la natura del pensiero, è stato costruito dalle conclusioni come da mattoni.
La tomba egizia, di fango o di granito, era quadrata e poi coperta da un’alta piramide. La tomba preistorica era già rettangolare, come in seguito il sarcofago del dignitario o del vescovo. Il reliquiario con le ceneri del santo è propriamente una scatola. Le urne di pietra o di silice sono soltanto contenitori della transitorietà con il bellissimo nome di qualche Lucilia Tertia, una dimora tenerissima nella terra rossa.
Anche la Nuova Gerusalemme, come l’immagina san Giovanni Evangelista in estasi, sarà un cubo precisissimo su di un alto monte. Così sta scritto nell’Apocalisse. Sarà cristallo sul cuore di un ardore elevato. Ma le Gerusalemmi del passato sono per noi appena un bisbiglio nella scatola delle bacheche museali. Il bisbiglio greco è molto armonioso, grandioso quello di Roma. Così abita la storia.
Ammiriamo l’abitazione della conchiglia. Ma per questo non diremo che sia scatola. Per poterla conoscere dobbiamo estrarre la lumaca dal guscio. Cacciare l’abitante. Dobbiamo dividere la vita dalla geometria. Per le esigenze della spiegazione introduciamo una rete compositiva: le ascisse e le ordinate, una tabella rettangolare. Con la coscienza determiniamo la geometria delle forze: i punti sopra, sotto, a destra e a sinistra dalle nostre supposizioni.
La costruzione del castoro vicino alla cascata non è una scatola, e nemmeno lo sono la tana del tasso, del ghiro o del topo campestre. Le loro costruzioni, infatti, sono calchi degli abitanti, una proiezione spaziale della costituzione psicofisica dei costruttori naturali. Solo l’uomo costruisce la scatola. Nel momento in cui l’anima partorisce la geometria e la geometria l’anima – e ciò avviene grazie a punto, linea e triangolo – appare la casa-scatola.
La costruzione è fondamentalmente geometrica e dipende dalla divisione della terra secondo quattro punti cardinali. Con l’invenzione della geometria l’universo diventa una casa a quattro colonne con la porta ad Oriente. Attorno ad essa girano il sole, la luna ed i venti aggiogati nelle direzioni giuste, disegnati con il goniometro e racchiusi nella rosa.
Nella casa quadrilatera, ricordiamoci, è stato creato Adamo, il proprietario. Il Creatore lo fece di terra raccolta ai quattro lati del mondo e perciò battezzò la sua opera ADAM dalle iniziali dei quattro punti cardinali nei quali raccolse la terra: Anatole, Dusis, Arctos, Mezenobis. Al fango plasmato aggiunse l’anima, che con l’incarnazione è legata ai primordi delle quattro parti. Fatta di argilla, l’anima umana, allora, subisce le scosse dall’esterno: tiepida e umida quando infuria lo scirocco, sotto la bora è soda e fresca, disposta al sentimento luminoso ed al pensiero fulgido.
Il nostro fumo e il nostro fuoco sono nella scatola; così i nostri fiammiferi, le nostre sigarette. Le nostre parole sono disposte nella scatola del vocabolario come oggetti umani. Esse sono miracoli allo stato cristallino. Il vocabolario è la costruzione umana più saggia ed il cantiere più grandioso. Luogo glorioso, miniera senza fondo e cimitero triste dei significati scartati. In esso abbiamo una regola sicura ed una legge precisa per le migliaia di costruzioni dalle forme libere e variatissime, dalle forme che guidano l’uomo ed il pensiero verso la prospettiva, l’estremità, punti lontani.
Le scatole sono i segni della presenza umana. Le città, le case, le chiesette, i cimiteri. Il caso scolpito nella durata. Si può incontrare la tomba di un Illiro come una scatola di pietra vicino al mare. Sei lastre di pietra ed uno scheletro accovacciato come nel grembo materno. Ma il principe perdura nel sarcofago. Domus aeterna. Il sarcofago è un castello di pietra con facciata, tetto, grondaia, ornamenti e coll’iscrizione dell’inquilino.
Giriamo attorno a case-scatole, conservate o in rovina. Il respiro più silenzioso nel buio del passato è già una parola umana e noi cerchiamo di coglierne il messaggio. Se il discorso e le lingue sono gli aggregati delle regole che ordinano i suoni nei segni, ovvero gli insiemi che costruiscono il significato, cosa può essere più indispensabile e più umano della ricerca di quella costruzione che attraverso il tempo si edifica nell’innalzarsi degli edifici?


Autore Nenad Gattin – Mladen Pejaković
Pubblicazione Le Pietre e il Sole. Protoromanico croato
Editore Jaca Book
Luogo Milano
Anno 1988
Pagine 11-14
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