Evangeliario di Uta: Sant’Erardo celebra la Messa

Il terzo manoscritto di lusso di Ratisbona prende dalla donatrice il nome di Codice della badessa Uta (Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 13601). Con questo manoscritto la scuola ha dato un contributo molto singolare all’arte altomedievale, poiché qui la miniatura si pone per la prima volta al servizio della filosofia scolastica: una combinazione che chiaramente guarda al futuro.

La miniatura con la rappresentazione del sacrificio della Messa può servirci da esempio. image

Le scene figurative sono distribuite in diversi compartimenti della composizione. La badessa Uta è seduta come donatrice nell’angolo superiore destro, mentre negli altri angoli diverse figure femminili simboleggiano virtù religiose. Uta prega l’Agnello di Dio, il mistico «sposo delle vergini», che indica un versetto biblico sul libro aperto. Nella vera scena principale sant’Erardo, vestito con la veste del gran sacerdote dell’Antica Alleanza, offre il sacrificio divino. Egli si serve dei doni che il re Arnolfo aveva offerto al monastero di Sant’Emmerano: accanto al piccolo ciborio in oro, che ancora oggi è conservato a Monaco (Schatzkammer der Residenz), appare il Codex Aureus di Carlo il Calvo nella sua legatura dorata. Grazie alle righe di scrittura intrecciate, sappiamo che in questa scena si sono voluti rappresentare i tre livelli della gerarchia cristiana seguendo l’insegnamento dello Pseudo-Dionigi l’Areopagita nella traduzione di Giovanni Scoto. Cosi i vasi sacri per la Messa, l’officiante e il suo diacono dovrebbero mostrare tre diversi gradi di avvicinamento al divino. Sulla pagina affrontata (qui non riprodotta) appare Cristo sulla croce vestito come sacerdote con la stola; personificazioni della vita e della morte affiancano il tronco della croce e sullo sfondo vengono messi in parallelo da versi e da diagrammi (cosiddetti schemata) le quattro fasi della storia della salvezza, da Adamo a Cristo, ciascuno con i quattro concetti fondamentali della geometria e della musica.

Secondo le ricerche di Bernhard Bischoff, l’autore di queste complesse costruzioni speculative sarebbe un erudito di Ratisbona di nome Hartwich, che studiò per un lungo periodo in Francia presso Fulberto di Chartres. Come si chiamasse l’artista che segui scrupolosamente le disposizioni di Hartwich, non lo sappiamo. A suo merito va detto che egli risolse il compito con grande capacità di comprensione e sensibilità le numerose iscrizioni sono cosi abilmente intrecciate con la composizione figurativa da non mettere a rischio l’effetto artistico complessivo. Il frazionamento della superficie pittorica in campi, in origine derivato dal Codex Aureus, si presta direttamente anche all’erudizione, nella misura in cui essa ha per cosi dire a disposizione un cassetto per ogni frase di commento. Le miniature dell’Evangeliario della badessa Uta, con le loro cornici a listello e i nastri ornati che si incrociano, appaiono come intessute con fili dorati. Sarebbe forse il caso di studiare più da vicino se non ci sia stata proprio a Ratisbona una interazione tra miniatura e ricamo.


Autore Carl Nordenfalk
Pubblicazione La miniatura medievale. Dalla tarda antichità alla fine dell’età romanica
Editore Einaudi (Piccola Biblioteca Einaudi, 585)
Luogo Torino
Anno 2012
Pagine 170-173
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